mercoledì 17 settembre 2014

IL TERRORISMO "OCCIDENTALIZZATO"...


In questi mesi domina su tutti i media il dibattito sull'Isis e la minaccia che rappresenta per l'occidente e per i governi dell'area medio-orientale. Ma questa volta vorrei invitare i lettori a non soffermarsi sulle svariate analisi del fenomeno, ma su questo video:



Al contrario dei classici video che abbiamo visto in questi anni provenire da Al Qaeda e altri gruppi estremisti, esso si presenta come un perfetto prodotto occidentale, tanto che sembra un trailer di un film di Hollywood.
Non è la prima volta che l'Isis si presenta con video di tale fattura, tutti filmati in HD, con regia in stile americano e con il parlato in inglese, come nel caso dei tre ostaggi uccisi. Anche la lingua è una novità rispetto ai vecchi filmati terroristici, i quali presentavano oscuri predicatori che parlavano in arabo. Senza dimenticare lo stile da videogioco nel merchandising e i prospetti informativi stile FMI: http://www.huffingtonpost.it/2014/06/18/rapporto-isis-annuale-iraq_n_5507467.html



E' palese che questo tipo di propaganda sia stata elaborata da gente nata e cresciuta in Occidente, la quale conosce molto bene le dinamiche della nostra realtà. Probabilmente sono i membri radicali provenienti dalla UE  e dagli Usa, stimati in diversi migliaia. Gente nata e cresciuta nei paesi industrializzati, che hanno scelto la via dell'integralismo abbandonando la precedente vita, la quale era uguale alla nostra.
Tutto ciò dovrebbe portare a pesanti riflessioni sulla natura culturale e sociale dell'Isis e sulla sua reale minaccia. Perchè il suddetto gruppo terroristico non è solo figlio della parte più integralista e fanatica dell'Islam (salafismo e wahhabismo), ma è anche figlio della globalizzazione e del lato oscuro dell'Occidente.
Esso mischia elementi della modernità e l'uso spregiudicato della tecnologia con retaggi risalenti al medioevo e a un passato di oltre 13 secoli fa.

Pensare che basteranno bombardamenti a tappeto per fermarli è un'ingenuità e una sottovalutazione netta del problema. Perchè il "male" sta crescendo anche da noi. Mentre tutti rimangono rimbambiti a guardare i pagliacci in Tv.,.

Edward Green

martedì 9 settembre 2014

Cinema VERO: Il dottor Stranamore - Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba

Naturalmente a rigore questo film non dovrebbe essere trattato in questa rubrica, visto che è un celeberrimo film di Stanley Kubrick.
Ma ha ormai cinquanta anni e forse qualcuno si è distratto nel mentre. Inoltre, se fossi in dubbio, penserei che questo è forse uno dei migliori film di sempre che abbia mai visto, e quindi ogni riga ad esso dedicata non è sprecata.
Il film è ambientato nell'epoca contemporanea, rispetto a quando fu girato, ovvero a inizio anni '60. La guerra fredda è in pieno corso nonostante la mitica distensione di metà anni '50 (cioè dopo Stalin ... ma chiaramente dopo poco le tensioni ripresero come prima, anzi). Vivido nei ricordi degli
spettatori doveva essere la crisi dei missili a Cuba di un paio d'anni prima. Kubrick, ormai affermatosi all'epoca (soprattutto grazie ai lavori con Kirk Douglas, ma anche "in proprio") decide di prendere spunto da un romanzo da poco uscito per metterlo in scena.
Sceglie la forma della satira, che sino ad allora non aveva mai usato, e subito si dimostra un maestro anche in questo genere.
La vicenda trae spunto dalla decisione apparentemente improvvisa di un generale americano di dare ai bombardieri B52 sotto il suo comando, in volo di routine, ma perfettamente armati e displocati nei pressi di obbiettivi strategici (naturalmente tale pratica è storicamente comprovata-allora,
ma oggi? ci torno nel finale ...) l'ordine di attacco. Su uno di questi bombradieri si sposta la macchina da presa e quindi apprendiamo che il suo comandante, come reazione, decide di levarsi il casco da aviatore per infilarsi un cappello da cow-boy, prima di eseguire l'ordine (non so voi ma
per me già a questa scena il film è un capolavoro...). Di qui un lunga lunga serie di vicende prendono il via, culminando nel ruolo che avrà il dottor Stranamore del titolo nel gestire la crisi, ma soprattutto il post-crisi (e qui mi fermo con la narrazione, perchè se qualcuno non lo ha visto, è giusto che lo scopra da solo).

Dopo molti anni dalla prima visione e dopo averlo rivisto innumerevoli volte, la prima cosa che penso rigurdandolo (forse vi sorprenderò) è quanto questo film sia divertente. Onestamente, di Kubrick è spesso più facile ricordare il dramma futuristico di 2001, la crudele società di Arancia
Meccanica o semmai il militarismo folle di Full Metal Jacket, per fare degli esempi (mi scuso per queste definizioni troppo semplicistiche, usate per necessità).
Invece lo humour de "Il dottor Stranamore" è genuinamente britannico, non banale, e ovviamente nerissimo. Lo spettatore resta sospeso tra paradossi, macchiette, e il terribile dubbio che, per quanto assurda, la vicenda narrata NON è assolutamente inverosimile. E viene così portato fino al finale,
in un crescendo, fino all'apparizione del dottore del titolo, con l'esposizione delle sue teorie, che potremmo definire bizzarre (ma bizzarre come è bizzarro il film, assurdo ma (non ce ne si fa una ragione) non davvero insensato). E' dopo il finale che ci si rende conto pienamente della storia narrata, il buonumore si spegne, e resta la vera storia del film, un incastro perfetto di circostanze, storicamente verificate (tant'è vero che le prime immagini del film dichiarano che in realtà le procedure dell'aviazione USA sono più complesse di quanto narrato, rendendo impossibili in pratica i
fatti ... ooook va bene) e inquietanti nella maniera più profonda. Va da sè che il tutto sta in piedi solo grazie a un fondamentale ingrediente della modernità: la bomba atomica, o meglio il suo uso effettivo in guerra. Uso, sino ad oggi, unico, nell'agosto di poco meno di 70 anni fa, per piegare il Giappone
(e spaventare la Russia). Ma, e forse è questo il messaggio del film, clamorosamente non capito dagli uomini. O forse troppo capito. O forse ...  allo spettatore, credo, il compito, se ne ha voglia, di farci la sua riflessione.

E' difficile condensare quindi qui un giudizio. Questo è Kubrick, ed è perfettamente legittimo che non piaccia (ma ciò quantomeno mi incuriosirebbe). Quantomeno però, andrebbe visto da tutti. DAVVERO. Mi pare sufficiente. Aggiungo però qualche nota storica aggiuntiva.

Valida oggi nel 2014 più ancora di 50 anni fa. Infatti, dopo che il "deterrente nucleare" (!) è stato protagonista della geopolitica mondiale dalla fine della seconda guerra mondiale fino al crollo del muro di Berlino, questo è misteriosamente uscito dalle cronache o meglio dal vocabolario utilizzato; la  nozione di armi nucleari è legata poi al bislacco concetto della malvagità di alcuni governi o enti, tipicamente terroristici, che sarebbero gli unici, per l'appunto, malvagi abbastanza da farne uso qualora improbabilmente ci mettessero le mani sopra. EHM. Preferisco non esprimere il mio giudizio su certe semplicistiche cronache (?) contemporanee. Enunciamo qualche fatto.
1. Usa e URSS(poi Russia) hanno FINTO di smantellare il loro arsenale atomico dopo la fine (quella giornalistica, nell'89) della guerra fredda. Ma tutti sanno che non è vero.
2. Nel frattempo i cinesi hanno le loro bombe.
3. Nel frattempo gli israeliani hanno le loro bombe.
4. Nel frattempo Indiani e Pakistani hanno le loro bombe e per non sbagliarsi sono in guerra davvero (di attrito, ma sono in guerra). E i pakistani hanno nel loro territorio le loro brave frange estremistiche. Parecchio attive.
5. In questi anni le cronache sembrano raccontare che gli unici stronzi a volersi costruire le atomiche per usarle sono gli iraniani, non dico che non è vero, dico solo che al momento non è sicuro, e comunque (per ora) bombe non ne hanno.
6. Comunque ho citato diversi paesi nei punti da uno a quattro e i più astuti tra voi avranno notato che non sono esattamente tutti amici tra di loro.
7. Sorvolo per carità di patria sulle dichiarazioni di Putin durante la recente crisi ucraina.
8. Ora ripensate, quando nelle classiche "definizioni di base del cinema", vicino a questo film trovate "Film sulla guerra fredda", Fatto? Ottimo.
9. Ah dimenticavo. Tante volte nella storia gli stati si sono armati. Non so quante volte, ma pochine, a naso, poi non sia finita che le armi stesse le abbiano usate.

Fine. Ciò detto chiudo, non potendo far altro che augurare 50 anni a questo capolavoro. Buon 50esimo, Dottor  Stranamore!

ToeCutter


lunedì 11 agosto 2014

INTERCEPTOR- il vincitore della Ruota della Fortuna

Do il mio plauso al Senato della Repubblica Italiana per quanto fatto sabato scorso, approvando in prima lettura la riforma istituzionale della ministra (?) Boschi.
Terminando le votazioni sabato e andandosene in ferie, i senatori hanno infatti liberato i princiapli telegiornali e quotidiani italiani dalle loro facce, permettendoci di goderci qualche giorno di meritato riposo. In verità, permetteranno solo ai pochi che ne hanno voglia di dedicare spazio a quanto di davvero grave avviene nel mondo, in particolar modo negli scenari di guerra di Gaza, Iraq, Libia e Ucraina.
Ci tocca spender qualche parola su quanto è successo. Anche scrivere su un blog è un lavoro ingrato, in effetti. Premetto che secondo me la riforma approvata in PRIMA lettura (prima lettura! ci vorrà un bel pò prima che entri in vigore ...) è qualcosa di indegno. Perchè di fatto serve solo a concentrare il potere nelle mani del Primo Eletto, il presidente del Consiglio, a scapito degli altri contropoteri (camere, presidenza della repubblica, anche magistratura con la riforma parziale del csm e soprattutto l'ampliamento dei poteri su di esso del presidente della repubblica, a sua volta ora assoggettato (ed è forse la cosa peggiore) al presidente del consiglio).
Come questo sarà positivo per l'Italia è tutto da capire. Se venisse eletto il primo alleato di Renzi, il galeotto Silvio Berlusconi, potrebbe finire quello che ha già provato a fare in un decennio circa di governi, ovvero mandare in bancarotta l'Italia e alle stelle i titoli Mediaset in Borsa. Venisse eletto Renzi, non si sa bene cosa farebbe (eminenti fisici della materia ancora oggi tentano di sondare il contenuto politico di quella materia oscura che è il suo cervello, ma con scarsi risultati). Venissero eletti Pinochet, Stalin, Adolf Hitler, le Corti Islamiche (come avvenne in Algeria a inizio anni '90) o Hamas (come avvenuto con regolari elezioni a Gaza
pochi anni fa), invece, almeno saremo tranquilli che il processo decisionale delle leggi è finalmente agevolato, senza troppi gufi o professoroni a scassare la minchia.
Fantastico.
Ma oggi, come nel popolare show televisivo di qualche anno fa, il trionfatore è il Bomba al secolo Matteo Renzi, inopinatamente segretario PD (e passi, lo hanno votato) e presidente del consiglio, senza motivo alcuno visto che la sua maggioranza non ha alcun legame con niente che in Italia sia stato votato nelle ultime elezioni  quasi-democratiche (causa Porcellum), a febbraio 2013 (tra un pò, colmo dei colmi, si potrebbe scoprire che le riforme di Letta erano migliori (!!!) e sarà uno spasso leggere Aldo Cazzullo o Gianni Riotta, quel giorno).



Invece la vera tragedia è stata come le opposizioni hanno reagito all'arrivo della riforma in senato. Si è parlato di migliaia di emendamenti, di irregolarità portate avanti dal Presidente Grasso, si è dibattutto sulla perdita di Democrazia. Signori, l'idea che ho io è che neanche un milligrammo di ciò, o quasi, è passato al popolo italiano, che per quanto sento è soddisfatto della riforma (anche se non si capisce bene perchè; le leggi vanno a rilento a causa dei sofismi dei regolamenti parlamentari innanzitutto, ma spiegarlo a un cittadino comune è come tenere un corso di fisica quantistica a un impiegato delle poste). Vale l'idea che "così le riforme saranno più spedite" e tanto basta. Mah.
Il fallimento vero delle opposizioni è stato nel farsi comprendere, nel dare il giusto peso ai propri messaggi, nel fare concorrenza vera al duo Boschi(!)Berlusconi-Renzi. Anche con qualche slogan mnemonico semmai, perchè la guerra è guerra, e il risultato così è stato dar solo l'impressione di una massa di zoticoni senza arte ne parte, che ci tenevano a salvare il cadreghino (cosa che puntualmente avverrà per i peggiori di loro, lo sappiamo, per i sistema di nomine verticistiche che controllerà il senato d'ora in avanti).
Si sono accomunati Forzisti delusi (come Scilipoti!), PDini che finalmente hanno avuto una crisi di coscienza (Mineo, Chiti), SELini che non sanno più chi cazzo sono, se alleati o no del PD (chi cazzo sono?), centri vari e indicibili (omissis) e infine 5 stelle battaglieri ma incapaci di pesare davvero sulla discussione.
Un gran minestrone, appunto. Senza esiti se non quello di dar l'idea di essere un tuttuno. Un tuttuno che a parole potrebbe scardinare il Bomba domani. Nei fatti NO, perchè, al Simon Le Bon di loro altri (cioè di Firenze) loro giovano un macello, proprio per le loro divisioni.
Sintetizzando, giorni e giorni di tiritere e proteste sono stati inutili, perchè spezzettati in mille sottoquestioni, mentre Renzi teneva alto il totem della sua fottuta governabilità (vedi sopra). Molto meglio sarebbe stato levare le migliaia di emendamenti fuffa per tener sei/sette MASSIMO, su cui chiedere un sacrosanto dibattito più organico. Se poi gli emendamenti fossero comunque stati bocciati, pazienza. Gli italiani avrebbero avuto idea di che cazzo chiedevano le opposizioni.
Buona vita sudditi!
Toe Cutter


mercoledì 6 agosto 2014

TAVOLA CALDA: Franco Battiato. 23 marzo 1945, Jonia oggi Riposto. Nasce un ascetico dissacratore






Sul fatto che abbia l’indole dello sperimentatore non c’è dubbio alcuno.

Ne hanno scritte di definizioni su di lui, gli hanno attribuito le più svariate etichette che lui ha prontamente, e con garbo, ridimensionato, perché il suo intento non è quello di accrescere il proprio ego attraverso la “vana gloria” degli elogi.

Franco Battiato ha come unica missione quella di evolversi e stupirsi di continuo, stupendo anche chi lo segue di volta in volta. L’animo con cui si predispone è quello di un antropologo che ha scelto l’arte come strumento di analisi e scuote le sensazioni dell’ascoltatore lasciandolo sorpreso ad ogni uscita con un tipo di sorpresa diverso in base all’esperienza di vita di ciascuno.  

La sorpresa è basata sul tipo di suono, su frasi che spesso diventano tatuaggi, aforismi o promemoria che vengono scritti sulle pagine dell’agenda della propria coscienza.
L’esperienza artistica di Battiato si è assunta il compito di sondare e descrivere le relazioni umane in ogni loro aspetto, dalle intime nevrosi alle scalate verso la trascendenza.

Nella biografia dell’artista catanese il pop diventa musica elettronica, il cinema opera lirica, i concerti meditazione e vice versa, rigenerando di continuo la scintilla esplosiva del circuito della creatività.


Occidente

venerdì 25 luglio 2014

Cinema VERO: L'ultimo uomo della Terra


Eccoci alla seconda puntata della nostra rubrica "Cinema Vero".
Oggi torniamo ancora indietro nel tempo di diversi annetti, e precisamente al 1964. Siamo in Italia e per la regia di Umberto Rabona esce il fanta-horror "L'ultimo uomo della terra", protagonista Vincent Price. Me lo sono guardato per una sola ottima ragione: è la prima riduzione cinematografica del capolavoro di Richard Matheson "Io sono leggenda". 

Una riga vuota la lascio pietosamente anzichè tirare in ballo Will Smith e l'ultima riduzione (neanche remake, pretendevano proprio di rifarlo da capo ...) di qualche anno fa.
Parlando di cose serie, prima ancora del film, la lettura del romanzo è qualcosa di assolutamente consigliato, a chiunque. Considerato un eccellente lavoro nel suo genere (la fantascienza, sostanzialmente, con ampi spunti ripresi in pellicole horror successive), a mio parere il romanzo interpreta alla perfezione tuta una serie di temi esistenziali della nostra società che negli anni '50 erano appena accennati. L'abbandono, la solitudine, il (non)senso dell'esistenza, il terrore che ciò che viviamo sia travolto da un giorno all'altro. Temi mai passati di moda e, a mio parere, messi in pagina in modo eccellente, che passa agilmente dall'azione all'introspezione.
Ottimo materiale per farci un film. Almeno nel passato.
Siamo nel 1964, e la produzione viene la luce, per l'appunto in Italia. Non sono uno storico di genere ma potete dilettarvi con Wikipedia per le voci che si raccontano sulla genesi del film, e l'affidamente del ruolo del regista. In ogni caso questo è girato a Roma, con scene in esterni in loco, e il protagonista è Vincent Price, stella del genere horror di allora, che ricordiamo al lavoro con Tim Burton (di cui naturalmente era un mito
d'infanzia) in anni recenti.
Già questo paio di righe sfatano una lunga serie di leggende urbane degli ultimi anni: non si possono girare horror in Italia, non gli si può dare la credibilità dell'ambientazione (forse che sia dovuta alla cartellonistica stradale americana?), non c'è qui il budget per un film credibile fantascientifico o horror di un certo tipo.
Naturalmente sono puttanate. Come ormai un pò tutti sanno, l'incipit della storia è un mondo disabitato eccettuato per un ultimo superstite della razza umana, costretto a passare i suoi giorni nel tentativo di sopravvivere massacrando quanti più possibili dei suoi consanguinei, tramutati in mostri succhiasangue da un misteriosa epidemia, che li fa oltretutto cadere in uno stato pseudo catatonico di giorno per poi rianimarsi di notte per cercare nutrimento. La messa in scena di tutto questo è notevole ed eseguita con professionalità, e nonostante il bianco e nero e l'evidenza del fatto che la ricostruzione del futuro "post"-apocalittico è stata eseguita negli anni '60, il risultato è decisamente credibile e d'atmosfera. Niente si perde se nella città distrutta si intravedono il Foro Italico, l'EUR oppure qualche 600 di quegli anni. Sulla scena si muove Vincent Price ed è la voce del suo personaggio a guidarci nella storia. 
Al contrario del presunto remake con il principe di Bel air (basta, non lo nominerò più: ricordo invece l'esistenza di altri due remake, come segnalato anche su Wikipedia) la storia segue la trama del libro in tutti i suoi punti essenziali. Soprattutto, del libro è riportato il tratto essenziale del dramma esistenziale, magistralmente raccontato in diverse scene. La cupezza del racconto viene perfettamente resa con l'aggiunta, nella versione cinematografica, di un paio di spezzoni decisamente horror, perfettamente riusciti.
Il finale non ripercorre scena per scena il libro. Ma l'opera è confezionata davvero con arte, e tale modifica lascia spazio a discussione semmai (secondo me) piuttosto che dimostrare di aver usato il nome di un romanzo di fantascienza famoso per pure questioni di marketing (come nell'innominabile film recente).
Penso ci sia poco da aggiungere a questo punto. Il film è ottimo visivamente, la colonna sonora è intensa, la vicenda drammatica nel vero senso del termine, le interpretazioni eccellenti.
Poco da aggiungere se non che di questa arte del cinema poco è rimasto. Ma quella che c'è stata è molto consigliata.

Toe Cutter


lunedì 21 luglio 2014

TAVOLA CALDA - The Academy: Meaning Of Dance. Un’antologia di emozioni come album d’esordio


È vero, le energie vitali di ciascuno scorrono spesso indisturbate fregandosene dei vari limiti fisici e temporali.

Un modo per farle scorrere nella loro interezza è quello di incanalarle nella danza, atto primario di manifestazione della vita in movimento. Di pari passo con l’istinto la danza è uno dei pochi processi che avvengono in maniera spontanea in ciascun essere umano, attraverso cui la musica si trova, nel bene o nel male, a fare i conti. I The Academy ne esplorano il significato e le dedicano addirittura un album, il loro album d’esordio, Meaning Of Dance (etichetta Lademoto Records).

È un’indagine approfondita, compiuta attraverso una musica che sembra esplorare alla perfezione le sfaccettature del nostro animo, catalogate in dieci tracce che esplorano una vasta gamma di sentimenti. Luci, ombre, sfumature, toni grigi, umori variabili ed intercambiabili, lune storte, alti e bassi.

I protagonisti di questa esplorazione emotiva sono Gianluca Calligaris alla voce, chitarra e sintetizzatore Marco Seghene al basso, Alessio Gambarrota alla batteria e Vito Gelao alla chitarra e ai synth. Quattro ragazzi di Trieste, già all'attivo con una buona dose di esperienza nella scena underground. Sono una band musicalmente poliedrica e di questo fanno il loro punto di forza. Hanno un suono che ricorda i Depeche Mode, i The Killers e i The White Stripes ma che al tempo stesso si rigenera perché è una musica che viene da dentro, quindi, per forza, originale.

La struttura dell’album mette sul piatto un’ eco di musica dance, elettronica,  scolpita su una struttura new wave che agita, scuote, afferma e mette in evidenza i movimenti, a volte violenti, di una potenza incontenibile. La più grande lezione dagli anni ottanta. La voce, malinconica e struggente, è il suono efficace dei vari volteggi emotivi, i veri protagonisti.

Il potere della danza, come ci insegnano le tribù indigene, è un’arma a favore di un’eventuale liberazione, interiore oltre che esteriore, in quanto catalizzatrice di energie in grado di elevare chi lo desidera.

Occidente

INTERCEPTOR: oltre le più rosee aspettative

Con un paio di giorni di ritardo, eccomi a commentare la sentenza che Venerdì ha assolto il 4 volte primo ministro nonchè (ex) cavaliere del Lavoro, Berlusconi Silvio. Giusto perchè non si dica che ne parliamo solo quando lo condannano.
Naturalmente riprendo per solidarietà, nel titolo, la dichiarazione dell'avvocato Coppi, difensore dell'imputato (in foto: la prima strategia difensiva adottata, sfumata un annetto e qualcosa fa) che, a giudicare da queste parole, è stato colto dai giornalisti all'uscita del bar del tribunale, dove deve aver ecceduto nei brindisi dopo la sentenza.
In effetti, probabilmente per non infierire, nessuno gli ha chiesto, quando parlava di "sentenza oltre le più rosee aspettative", quali fossero in effetti le sue "rosee aspettative" per non parlare delle sue "aspettative".
La sentenza va oltre le mie, di "rosee aspettative", perchè scatena una ridda di grottesche reazioni a catena, mentre tutti giurano e spergiurano che reazioni non ne avrà. Ed è in effetti meglio dell'arrivo di qualcosa di inaspettato per vedere le cose migliori.
Nel PD lasciamo la parola al capo della banda, Lorenzo Cher .... pardon, Matteo Renzi, che annuncia solenne "avremmo proseguito con le riforme anche in caso di condanna". Nevvero Bomba? Dici che avresti proseguito anche se il tuo principale socio fosse atteso da tre anni e mezzo (grosso modo) di domiciliari, veri e UNO di carcere non riformabile? (per la prostituzione minorile: la stretta in merito è dovuta a Mara Carfagna, per la disperazione degli autori di teatro dell'assurdo, ormai superati).
Avreste davvero dato l'assenso per proporre al magistrato di sorveglianza la sede del PD a Roma, per i domiciliari, intendi? Purtroppo non lo saremo mai. Ma fare le riforme è bello e il PD tira un sospirone per la figuraccia scampata, nel dubbio. E perchè ora si può ricominciare a trattare come i fratelli scemi quelli di M5S (ammesso che si sia mai smesso...).
Nel (fu) PDL, tutto sommato direi che i sospiri di sollievo sono maggiori dei brontolii. Sì è vero, qualcuno sperava nell'intervento degli agenti di custodia per eliminare il capopartito e prenderne il posto, ma considerata la risma (ehm) dei membri tipici della banda, sia in FI che in NCD, ritengo ci sia molta più soddisfazione nell'avercelo ancora, un capo. Che peraltro è al riparo da condanne per un pò, ora (infatti B continua ad essere sotto processo per un numero inquietante di vicende, ma tanti i giornalisti italiani non ne parlano, salvo i soliti tre martiri, quindi?).
Altri? Non vedo tra i partiti altri casi specifici da menzionare, tutto procede un pò al solito. La politica italiana ha retto a un ex premier che parlava di omicidi con dei capimafia, e se lo è tenuto come Senatore a vita (!!!) per un sacco di anni. Di un ex premier puttaniere, c'è poco da dire.
Della schiatta giornalistica italica, un velo pietoso (citiamo però almeno uno dei tre martiri di qui sopra: Marco Lillo di IFQ, l'unico ad aver anticipato nel merito giuridico la sentenza, per questo misteriosamente accusato di ogni dietrologia da "Libero" e altri. Mah). Come ad ogni sentenza, nelle discussioni ho esaurito rapidamente i "non è vero" e i "non è così", dato che la quantità di palle sparate e interpretazioni fuorvianti (a volte nella stessa pagina di cronache eccellenti, il quotidiano principe di questi capolavori di arte moderna è il Corriere della Sera) è come sempre esorbitante.
E poi? Beh vale la pena di citare la ridda di interpretazioni giuridiche uscite in questi due giorni. Purtroppo ci si dimentica che senza le motivazioni, POTREBBE darsi che qualcuno ha interpretato correttamente il pensiero dei giudici. Come anche no. Servono 90 giorni per le motivazioni. Forse era meglio ricordare agli
italiani (anche se non gli interessa troppo, pare) cosa è certo in questa vicenda.
Siccome poi io me ne sono stufato da un pò, lascio perdere, e ricordo qualche "certezza" riguardo il principale imputato: fa politica da 20 anni in totale conflitto di interessi, ha cacciato da "Il Giornale" Montanelli, ha nove (NOVE) prescrizioni sul gobbo e un grande amico e puridecennale socio IN CARCERE PER MAFIA.
Ah scusate: costui è anche il principale socio nelle riforme istituzionali del premier attuale, Matteo Renzi. entrare nel merito della loro riforma va oltre gli scopi di questo articolo, ma chiunque non senta una lieve puzza di bruciato può dare un'occhiata e verificare che, in effetti, brucia tutto.

Detto questo, scsuate, ci si può veramente soffermare ad analizzare nel dettaglio cosa dicono la maggioranza dei politici e dei giornali, ultimamente? (ultimamente non negli ultimi tre giorni, ma quantomeno negli ultimi sei mesi).
Dubbi, forti dubbi. Ora finiamola col teatrino, al momento nel momento stanno succedendo molte cose molto più importanti.

Buona vita sudditi!
Toe Cutter