mercoledì 26 novembre 2014
INTERCEPTOR: Astensione e altri accadimenti
Ancora ieri ha destato grande scalpore la decisione del giudice assegnato al caso di non ritenere passibile di incriminazione il poliziotto che qualche mese fa uccise un giovane a Ferguson, Missouri.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/11/25/ferguson-lagente-uccise-michael-brown-non-incriminato-lamerica-si-ribella/1231865/ .
A parte la disquisizione legale, ci si può domandare, dato il lungo protrarsi della problematica, se lo stato (americano in quel caso) ha pronte risposte per la popolazione alternative a quella giudiziaria, per la problematica in essere; come il collega Green spiegava nella trasmissione radio di ieri, la situazione di ordine pubblico negli USA è grave, tanto che i casi di poliziotti a loro volta uccisi sono numerosissimi. In ogni caso, nell'immediato, la risposta è no.
Sono ormai diversi i casi in giro per il mondo di queste esplosioni di rabbia popolare, si pensi ai casi delle banlieu in Francia e ai disordini di qualche anno fa in Inghilterra.
Torniamo in Italia però e a mio modo di vedere è interessante focalizzarsi su alcuni casi di cronaca recente.
1. il 2 novembre un immigrato difese dei turisti da uno scippo rischiando poi il linciaggio (!) (
http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/11/02/napoli-senegalese-difende-turista-rapinatori-folla-minaccia-morte/1186470/ ).
La vicenda è stata rapidamente dimenticata dai media. La politica non ha avuto niente o quasi da dire. Domanda: è questo un caso particolarmente evidente di seria problematica di convivenza sociale o no?
2. a causa delle difficoltà di convivenza degli abitanti del quartiere di Tor Sapienza a Roma con gli immigrati (etnie varie) e anche a seguito di una denuncia per uno stupro (in via di accertamento) vivaci manifestazioni di piazza si sono lì scatenate. Se ne parla da giorni ormai.
Estraggo a sorte un articolo:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/11/22/tor-sapienza-infernetto-spostati-24-minori-sit-in-dei-residenti-borghezio/1228346/
Attivisti di casa Pound sono giunti in frotte dall'abitato che OCCUPANO a Roma (vedi http://it.wikipedia.org/wiki/CasaPound ), accanto ai Borghezi e alle Meloni varie che avete visto in giro negli ultimi giorni. Domanda: è questo un caso particolarmente evidente di seria problematica
di convivenza sociale o no?
3. Elezioni regionali anticipate in Emilia Romagna, dopo lo scioglimento della giunta per questioni giudiziarie.
L'affluenza cala a picco (http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/11/23/regionali-urne-deserte-in-emilia-romagna-calabria-meno-40-degli-aventi-diritto/1229156/ ), UN solo partito aumenta in senso assoluto i consensi (la Lega, dopo aver occupato col proprio segretario gli spazi tv per settimane, però), catastrofe per tutti gli altri, che se ne compiacciono pure. E se fosse qualche parlamentare, passi, ma è nientemeno che il Presidente del Consiglio, il cui compito è gestire il governo dell'Italia e non la gloria del suo partito della fava, a esprimerle ( http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/11/24/regionali-2014-emilia-calabria-pd-renzi-male-affluenza-bene-risultato/1230005/ ). Per la cronaca il presidente di regione eletto, visto in tv lunedì sera, è stato decisamente più sobrio. Siamo ben oltre il ridicolo; specie perchè sono ANNI che
in Italia l''affluenza alle urne precipita.
Domanda: è questo un caso particolarmente evidente di seria problematica di convivenza sociale o no? Beh signori, direi proprio di sì.
I primi due casi di cronaca sono molto gravi visti nell'insieme, come caso specifico (italiano) di un fenomeno più globale che si sfoga nei casi internazionali citati inizialmente.
Ed è il fatto che ormai ampie fasce della società vivono, costrette o meno, ai margini della società. Non solo per la criminalità. La maggior parte dei comitati civici di Tor Sapienza, per dire, prima che la cacciata degli immigrati chiedono banalmente che il comune porti autobus e camion della nettezza urbana dalle loro parti.
Prima di arrivare a questioni sociali di maggior portata, come l'integrazione di diverse etnie, è evidente a molti che la tenuta del territorio è tenuta in scarsissima considerazione dalla politica nazionale. Non si contano, negli ultimi anni, i tagli ai trasferimenti agli enti locali, sotto Berlusconi, Monti, Letta e Renzi. Il tutto asciuttamente mascherato da "taglio alle spese".
Ma questa è follia. Si tagliano gli autobus e i camion della nettezza urbana, dall'altro anche i fondi per le forze dell'ordine (!). Culminando nell'idiozia più assoluta di accompagnare a queste misure una serie di riforme della custodia cautelare che danno di fatto mano libera alla piccola criminalità ( http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/07/04/riforma-della-giustizia-le-prime-terrificanti-prove/1049376/ ) .
Si potrebbero aggiungere molti elementi e citare numerosi casi di cronaca.
Di fatto la trasformazione in oligarchia fortemente elitaria della nostra nazione passa di qui (cito ancora Green qui).
La politica vive di speculazione e cura paranoicamente le mosse dei media per avvantaggiarsene. SE conviene. Sennò, ciccia. E, fatalmente (ma naturalmente numerose sono le motivazioni) perde il contatto con la realtà.
Fatalmente quindi, ma fatalmente molto per modo di dire, la gente che non ha più riscontri dalla politica se ne disinteressa. I cittadini non smettono di andare a votare per particolare antipatia verso uno o più schieramenti.
La gente non ci va quando percepisce che votare è inutile.
Quando se ne riparlerà?
Buona vita
Toe Cutter
mercoledì 19 novembre 2014
INTERCEPTOR: il compagno Salvini
Dedichiamo oggi qualche parola all'astro nascente della politica italiana, Matteo Salvini, classe 1973, da ormai un annetto leader della Lega Nord, secondo i principali sondaggi oggi lanciato oltre il 10% dei voti con il suo partito, e da ciò (anche delle percentuali elettorali che rivaleggiano con quelle di padron Silvio) in odore di leadership della coalizione di centrodestra.
LA STORIA
Nasce nel 1973. Si diploma. Pare che lavori per diversi mesi come cameriere nel mentre.
Si iscrive a Storia. Non pervenute notizie su una sua laurea.
Speaker per Radio Padania.
Eletto consigliere comunale a Milano nel 1993, Deputato nel 2013, Eurodeputato nel 2014.
Segretario della Lega Nord dopo le primarie di partito nel 2013.
Altro degno di nota: niente.
IL SUCCESSO
Non bisogna sottovalutare i pregi del politico Salvini, su tutti l'aver un buon eloquio, una certa intuizione nel cogliere il momento politico, e la capacità di porsi nella giusta maniera nel rapporto con l'elettorato. Peccato che, per quanto mi riguarda, tutto finisca qui.
Negli ultimi mesi l'occupazione degli spazi televisivi di costui è imbarazzante. Solo nell'ultima settimana credo di aver assistito o avuto notizia di una mezza dozzina di suoi ospitate.
Ecco il problema sarebbe anche come si comporta in questi interventi. Al di là di quattro - cinque tematiche fondamentali, non va. Purtuttavia mantiene un'importantissimo fattore di successo nella politica odierna: la faccia di bronzo. Impermeabile a qualunque smentita fattuale, è in
grado di reagire sempre-spesso parlando a vanvera. Oppure sparisce. Nella recente puntata di Servizio Pubblico in cui era ospite con Gino Strada, si è segnalato per la sua consueta filippica iniziale sul fatto che "non possiamo accogliere tutti" (e ok) e sugli sprechi dell'operazione Mare Nostrum (che per la verità ha un costo ridicolo per lo Stato Italiano); è poi sparito mimetizzandosi con la scenografia; saggiamente ha evitato di andare in rotta di collisione con Strada che parlava da un'ospedale da campo di Emergency in Sierra Leone. Ma anche questo fa parte del suo "essere televisivo".
Queste note ovviamente non intendono sminuire i problemi che lui affronta, l'immigrazione è forse IL tema del prossimo futuro.
Però qualcosa di concreto aiuterebbe.
La Bossi-Fini da lui strenuamente difesa aiuta solo ad aumentare la burocrazia connessa con l'immigrazione (quella clandestina è molto più efficacemente contrastata con provvedimenti amministrativi (espulsione), piuttosto che con un reato penale-e il conseguente lunghissimo processo).
Della chiusura di Mare Nostrum, come detto, non si capisce che gran risparmio economico deriverebbe rispetto al costo in termini umanitari.
Infine gioverebbe ricordare che, è vero, la criminalità di strada sta aumentando; peccato che questo derivi in massima parte dalle quattro demenziali riforme della custodia cautelare approvate dagli ultimi 4 governi. I piccoli taccheggiatori, ladruncoli e spacciatori ormai difficilmente restano
in cella prima del processo con le conseguenze che ci si può immaginare. Certo molti sono immigrati, ma anche se magicamente sparissero tutti, resterebbe in crescita la piccola criminalità degli italiani ... diverremo nazionalisti anche nei furti, non saprei.
IERI E OGGI
Nel 1993, governo Amato, ultimo della prima repubblica, l'opposizione era ferocemente sostenuta da due partiti, che cavalcavano l'onda di Tangentopoli: Lega Nord e Alleanza Nazionale, che invocavano a gran voce il ricambio della classe politica.
Tuttavia, tra loro non si potevano vedere, a causa delle aspre differenze di vedute sulla questione dell'unità nazionale ...
Oggi in modo simile Fratelli d'Italia e Lega Nord chiedono un ribaltamento del governo, anche citando la questione morale, anzi penale. La differenza, credo, è che nel frattempo la questione dell'unità nazionale è caduta in prescrizione.
Tornando e finendo su Salvini, pesano su di lui due episodi.
Nell'autunno scorso la moglie è stata assunta dalla regione Lombardia dove si era appena insediato il compagno di partito ed ex segretario Maroni; Salvini ha dichiarato che lei avrebbe guadagnato di più restando nel privato, ma ha voluto servire la Regione. Ah.
Il nostro (si fa per dire) ha inoltre deciso unilateralmente di ritirare la costituzione in parte civile del suo partito contro l'ex tesoriere Belsito, accusato della distrazione di cospicui finanziamenti pubblici negli scorsi anni. Decisione per la verità contrastata dagli stessi vertici della Lega. Curioso: a verbale Belsito ha parlato anche di una tangente consegnata a Salvini stesso. Se ne avrà conferma?
In ogni caso, ho visto diverse carriere politiche stroncate per molto meno.
Toe Cutter
LA STORIA
Nasce nel 1973. Si diploma. Pare che lavori per diversi mesi come cameriere nel mentre.
Si iscrive a Storia. Non pervenute notizie su una sua laurea.
Speaker per Radio Padania.
Eletto consigliere comunale a Milano nel 1993, Deputato nel 2013, Eurodeputato nel 2014.
Segretario della Lega Nord dopo le primarie di partito nel 2013.
Altro degno di nota: niente.
IL SUCCESSO
Non bisogna sottovalutare i pregi del politico Salvini, su tutti l'aver un buon eloquio, una certa intuizione nel cogliere il momento politico, e la capacità di porsi nella giusta maniera nel rapporto con l'elettorato. Peccato che, per quanto mi riguarda, tutto finisca qui.
Negli ultimi mesi l'occupazione degli spazi televisivi di costui è imbarazzante. Solo nell'ultima settimana credo di aver assistito o avuto notizia di una mezza dozzina di suoi ospitate.
Ecco il problema sarebbe anche come si comporta in questi interventi. Al di là di quattro - cinque tematiche fondamentali, non va. Purtuttavia mantiene un'importantissimo fattore di successo nella politica odierna: la faccia di bronzo. Impermeabile a qualunque smentita fattuale, è in
grado di reagire sempre-spesso parlando a vanvera. Oppure sparisce. Nella recente puntata di Servizio Pubblico in cui era ospite con Gino Strada, si è segnalato per la sua consueta filippica iniziale sul fatto che "non possiamo accogliere tutti" (e ok) e sugli sprechi dell'operazione Mare Nostrum (che per la verità ha un costo ridicolo per lo Stato Italiano); è poi sparito mimetizzandosi con la scenografia; saggiamente ha evitato di andare in rotta di collisione con Strada che parlava da un'ospedale da campo di Emergency in Sierra Leone. Ma anche questo fa parte del suo "essere televisivo".
Queste note ovviamente non intendono sminuire i problemi che lui affronta, l'immigrazione è forse IL tema del prossimo futuro.
Però qualcosa di concreto aiuterebbe.
La Bossi-Fini da lui strenuamente difesa aiuta solo ad aumentare la burocrazia connessa con l'immigrazione (quella clandestina è molto più efficacemente contrastata con provvedimenti amministrativi (espulsione), piuttosto che con un reato penale-e il conseguente lunghissimo processo).
Della chiusura di Mare Nostrum, come detto, non si capisce che gran risparmio economico deriverebbe rispetto al costo in termini umanitari.
Infine gioverebbe ricordare che, è vero, la criminalità di strada sta aumentando; peccato che questo derivi in massima parte dalle quattro demenziali riforme della custodia cautelare approvate dagli ultimi 4 governi. I piccoli taccheggiatori, ladruncoli e spacciatori ormai difficilmente restano
in cella prima del processo con le conseguenze che ci si può immaginare. Certo molti sono immigrati, ma anche se magicamente sparissero tutti, resterebbe in crescita la piccola criminalità degli italiani ... diverremo nazionalisti anche nei furti, non saprei.
IERI E OGGI
Nel 1993, governo Amato, ultimo della prima repubblica, l'opposizione era ferocemente sostenuta da due partiti, che cavalcavano l'onda di Tangentopoli: Lega Nord e Alleanza Nazionale, che invocavano a gran voce il ricambio della classe politica.
Tuttavia, tra loro non si potevano vedere, a causa delle aspre differenze di vedute sulla questione dell'unità nazionale ...
Oggi in modo simile Fratelli d'Italia e Lega Nord chiedono un ribaltamento del governo, anche citando la questione morale, anzi penale. La differenza, credo, è che nel frattempo la questione dell'unità nazionale è caduta in prescrizione.
Tornando e finendo su Salvini, pesano su di lui due episodi.
Nell'autunno scorso la moglie è stata assunta dalla regione Lombardia dove si era appena insediato il compagno di partito ed ex segretario Maroni; Salvini ha dichiarato che lei avrebbe guadagnato di più restando nel privato, ma ha voluto servire la Regione. Ah.
Il nostro (si fa per dire) ha inoltre deciso unilateralmente di ritirare la costituzione in parte civile del suo partito contro l'ex tesoriere Belsito, accusato della distrazione di cospicui finanziamenti pubblici negli scorsi anni. Decisione per la verità contrastata dagli stessi vertici della Lega. Curioso: a verbale Belsito ha parlato anche di una tangente consegnata a Salvini stesso. Se ne avrà conferma?
In ogni caso, ho visto diverse carriere politiche stroncate per molto meno.
Toe Cutter
domenica 26 ottobre 2014
Tavola Calda: IL ROCK, L’ANIMA E LA SUA MUSICA. Uomini. i Ritmo Tribale, Edda e la scena musicale milanese. Il libro d’esordio di Elisa Russo
L’energia vitale si diffonde in
diverse forme, ognuna di queste con un proprio scopo e in grado di comunicare
con la parte più importante e profonda di chi si mette in connessione. La
musica svolge indubbiamente un ruolo importante in questo processo.
Gli anni ottanta e novanta sono
stati il periodo in cui il concetto di cultura underground ha assunto una
risonanza globalizzata, esplosiva e liberatoria. La musica rock ha intercettato
stati d’animo inquieti e spaesati ed ha offerto loro una nuova spinta, vitale
ed energica.
Elisa Russo, giornalista ed ora anche scrittrice, è riuscita a
riassumere questa atmosfera fibrillante nel suo romanzo d’esordio Uomini. I Ritmo Tribale, Edda e la scena
musicale milanese, uscito il 2 ottobre 2014 per la casa editrice bolognese
Odoya.
Un vero e proprio romanzo corale
che descrive la nascita di una scena musicale affidata ai racconti in presa
diretta da parte dei protagonisti, come in un documentario. <<Il libro si intitola Uomini, come una
bellissima canzone dei Ritmo Tribale perché dentro ci sono le vite e le storie
di questi uomini, non soltanto i loro percorsi musicali>> dice Elisa.
Vite a tutti gli effetti fuori
dagli schemi, morse fino all’osso, lontane dai riflettori del politicamente
corretto ma mai stereotipate secondo gli slogan urlati dalla propaganda più
becera e datata.
Si parla del disagio di una
generazione costretta a vivere in una metropoli post-industriale con i suoi
chiaroscuri, il crollo delle ideologie, la nascita del movimento punk,
l’esperienza a volte libertaria, altre volte dogmatica dei centri sociali, il
movimento femminista ma soprattutto la voglia di incanalare il proprio disagio
in una musica tagliente, adrenalinica ed essenziale. E, perché no, anche
ironica.
Partendo da una panchina di
piazza Sant’Eustorgio e arrivando alla sala prove di Villa Amantea si formerà
il primo nucleo dei Ritmo Tribale che faranno da apripista ai vari gruppi che
popoleranno il sottobosco underground degli anni a venire. E’ un periodo di
gestazione che consegnerà alla musica i La Crus, i Casino Royale, gli
Afterhours e molti altri. Attorno a questa scena si costituirà il Jungle Sound,
un futuristico studio di registrazione rimasto attivo fino al 2009 che ha
segnato con qualità inaspettate il timbro di diversi progetti musicali. Una
scena che ha contribuito ad alimentare la poesia del rock degli anni novanta
pur essendo già attiva da parecchio prima del 1991, anno in cui Nevermind dei Nirvana è salito in cima
alle classifiche.
La narrazione tocca per forza di
cose anche la biografia esistenziale di Stefano Edda Rampoldi, voce magica di
quel periodo, in grado di intercettare l’anima di chi ascolta attraverso testi
di poesia reale ed espressione dell’anima. È arrivato al suo terzo disco dopo
il suo debutto da solista nel 2009, il disco più rock di tutti.
Un romanzo corale, si diceva, biografico,
a cui sarebbe giusto aggiungere l’aggettivo epico, perché è proprio di epica
che è composto il nucleo vitale del romanzo stesso. Si tratta dell’epica
dell’esistenza di persone che hanno deciso di seguire un loro tipo di strada,
con tutte le fatiche e gli errori che una scelta di questo genere può
comportare, ma era la strada che la loro essenza gli ha dettato. Perché dare
voce alla musica della propria interiorità scrivendo una poesia o fondando una
rock band è pur sempre una questione essenziale ed esistenziale.
Occidente
venerdì 3 ottobre 2014
L'IMPERO DISFUNZIONALE E POSSIBILI SOLUZIONI
Per chiunque osservi la politica americana in relazione al disastro medio-orientale che stiamo vivendo ai giorni nostri, non può non sorgere un'inquietante pensiero: "Ma come è stato possibile accumulare una tale sequela di errori?"
In verità, analizzando le infinite variabili del complicatissimo puzzle arabo, si arriva presto alla conclusione che gli Usa hanno solo una responsabilità parziale, molto parziale, rispetto alla retorica anti-americana in voga. Ma comunque, dato il loro ruolo auto-conferitosi di poliziotti del mondo, insieme al resto del sistema occidentale, hanno sicuramente contribuito alla destabilizzazione dell'area, con tutte le conseguenze del caso.
Fallimento Americano (a seconda dei punti di vista...)
In un breve elenco cercheremo di analizzare le maggiori variabili che hanno spinto gli Usa ad una politica fallimentare nell'area medio-orientale:
- Anima isolazionista -
Nel corso della sua secolare politica estera, specialmente a partire dalla fine del 1800, gli Stati Uniti hanno sempre coltivato un'anima oscillante fra due poli opposti: da una parte il fiero isolazionismo e un'evidente indifferenza nei confronti del mondo. Dall'altra parte un interventismo "imperiale" che li portati a diventare una superpotenza. Questa continua oscillazione fra i due poli ha influito notevolmente sul comportamento contraddittorio degli americani nel corso della politica del 900.
Questa dualità è emersa anche nei confronti del medio-oriente e nella gestione dei territori occupati. Al contrario dei precedenti imperi, come quello romano o britannico, gli americani non hanno mai mostrato una reale e profonda volontà di conquista, preferendo invece interventi militari limitati nel tempo (e spesso vissuti come una necessità da sopportare), con effetti molto spesso deleteri sulla gestione dei paesi invasi, come si è visto in Vietnam, Iraq e Afghanistan.
- Eccezionalismo americano -
Notevoli polemiche ha sollevato l'articolo di Vladimir Putin, pubblicato sul New York Times, in risposta alla politica di Obama e la crisi siriana. Soprattutto la critica all'eccezionalismo americano è stata vista come un onta insopportabile da parte dell'establishment Usa.
Gli americani, o una buona fetta della sua classe dirigente, hanno sempre coltivato questo mito di superiorità americana, con effetti spesso nefasti a livello sociale e politico. Il "destino manifesto" spesso li ha portati a non capire culture diverse dalla loro, generando nelle forze oppositrici una profonda ostilità nei confronti della "american way of life" e la sua insopportabile ipocrisia.
In poche parole, un impero a metà...
In poche parole, un impero a metà...
- Amici Sbagliati -
Le alleanze coltivate negli Stati Uniti sono uno di quei talloni d'achille, che hanno sistematicamente minato i tentativi di pacificazione dell'area.
L'alleanza strategica con Israele (in via di raffreddamento rapido sotto Obama), ha reso gli americani ostili alle forze pro-palestinesi.
Il rapporto coltivato con l'Arabia Saudita e le autocrazie del Golfo (più il Pakistan), dovuto molto spesso per questioni energetiche, è stato alla fine profondamente controproducente, in quanto i suddetti paesi, nel corso degli ultimi decenni, hanno alimentato in modo sotterraneo e alquanto oscuro le più feroci e oscurantiste correnti dell'Islam, legate al mondo salafita e wahhabita.
I pessimi rapporti con l'Iran e l'universo sciita sono stati sempre influenzati dalle bizze israeliane*, dall'odio profondo dei paesi rivali sunniti e dall'ostilità quasi "messianica" di certi ambienti repubblicani.
A tutto questo, si è aggiunto il caos assoluto nella gestione delle "primavere arabe" (sotto Obama) con autentiche giravolte, come nei confronti della questione egiziana.
- Guerrieri incapaci -
Gli Stati Uniti sono una superpotenza militare nettamente superiore a qualsiasi altro esercito convenzionale, ma assolutamente incapaci a pacificare un paese. Molti ufficiali europei e analisti si sono lamentati della rozzezza delle strategie americane, i quali presentano spesso truppe demoralizzate, ignoranti della cultura locale e un'incapacità cronica nel coltivare relazioni con le popolazioni del luogo. In Iraq solo con l'arrivo della strategia del generale Petraeus si è ottenuto qualche effetto positivo nel contenimento degli insorti. Strategia comunque di breve respiro.
- Democrazia & Conflitto -
Le democrazie occidentali ormai hanno una bassa soglia di tolleranza nei confronti dei conflitti di lunga durata. E questo è uno dei motivi principali per cui le occupazioni sono sempre mascherate e non vanno oltre un certo limite temporale (1 o 2 decenni).
L'opinione pubblica è sempre più ostile ai conflitti e anche nel caso di una necessaria risposta militare, il consenso dura poco. Da qui l'ipocrisia sulla guerra alimentata con scuse patetiche, termini politically correct (missioni di pace e peace-enforcement) e previsioni sempre ottimistiche sul conflitto.
L'Occidente non è più in grado di sopportare perdite (in Italia è perennemente un dramma) per conflitti lontani, dai contorni poco chiari e con scarse prospettive di successo. Questo spinge le forze politiche a strategie di breve respiro, spesso dettate dai sondaggi.
- Dottrine sbagliate -
Le teorie basate sull'esportazione della democrazia saranno sicuramente considerate dagli storici uno degli episodi più demenziali e allo stesso tempo terrificanti della politica estera americana.
Sebbene sia quasi evidente che tali teorie erano solo un pretesto "ideologico" con cui rivestire gli interventi sconclusionati in medio-oriente, rimane però un substrato culturale che ha veramente creduto in queste folli dottrine. Dimostrando così la più totale ignoranza nei confronti di discipline quali antropologia e sociologia.
- Corporocrazia -
L'influenza dell'apparato militare-industriale e delle infinite lobby ha avuto negli ultimi anni un effetto deleterio sulle "avventure" americane. Le guerre si sono trasformate in un mostruoso business legato alla gestione dell'apparato bellico (Halliburton & Co), alla "ricostruzione" del paese occupato, al saccheggio delle risorse ove possibile, con annessi sprechi miliardari e giri di denaro sporco.
Dalla "War on Terror" alla razzia senza controllo.
- Presente Mediocre -
Rispetto al passato, le classi dirigenti attuali hanno un orizzonte temporale molto più limitato. Non si elaborano più strategie lunghe anni o decenni, ma si continua a raffazzonare strategie limitate, quasi alla giornata. La velocità del Sistema globale è eccessiva, in accelerazione e fuori controllo. A questo va aggiunto la mediocrità delle leadership al comando, a corto di idee, valori condivisi ( ripetuti a parole, ma non vissuti realmente) e una visione globale.
Possibili vie alternative
Oltre alle critiche alla politica estera Usa, rimane giustamente due domande: "cosa si sarebbe potuto fare allora?" "Cosa si può fare ora"?
- Passato -
Sicuramente uno dei fattori che gli Stati Uniti potevano e dovevano evitare era l'eccessivo legame con i paesi dell'Opec, a causa del petrolio. Questo ha portato ad una cecità disastrosa verso i doppi-giochi degli arabi. Anche la decisione di installare basi permanenti in Arabia Saudita è stata una scelta scellerata.
Oltre a questo, anche la tolleranza nei confronti delle politiche israeliane, spesso dettata dalle potentissime lobby israeliane, andava evitata.
Una maggiore attenzione e conoscenza delle correnti islamiche, oltre che una lungimiranza nella gestione di certi alleati (come lo Scià di Persia) avrebbe forse evitato o quantomeno reso meno ostile lo spartiacque del 1979.
Non dimentichiamoci infine la pessima gestione dei mujaheddin, a dimostrazione della scarsa capacità di ragionare sul lungo, lunghissimo periodo.
Una strategia determinata (senza giravolte ogni tot anni), con meno ipocrisie e di lunga durata, avrebbe sicuramente evitato errori pesantissimi come il conflitto iracheno e quello libico.
Altri fattori, come l'eredità del colonialismo, il conflitto fra globalizzazione e risorgenza islamica** e gli effetti della Guerra Fredda, erano sicuramente al di fuori della portata delle amministrazioni americane.
- Presente e Futuro -
Nel caos globale e settario che sta avvolgendo il medio-oriente è quasi impossibile fornire delle soluzioni realistiche e decenti. Ma ci proviamo lo stesso.
Gli Stati Uniti sicuramente dovrebbero modificare la loro strategia militare, abbandonando definitivamente l'idealismo senza senso e abbracciando al contrario la real-politik. In questo caso, significherebbe il riconoscimento di Assad e l'abbandono delle pretese di rimozione del dittatore (come molti hanno suggerito), oltre che un dialogo più sereno con l'Iran.
In parallelo, andrebbero limitate fortemente le autocrazie del Golfo, con una lunga battaglia culturale contro le correnti oscurantiste alimentate dalle suddette. Lo stesso shale oil dovrebbe permettere un graduale raffreddamento delle relazioni con i doppio-giochisti arabi.
Il ritiro delle basi militari dall'Arabia Saudita è imprescindibile, insieme ad un netto ridimensionamento dell'influenza delle lobby, ormai dominanti a Washington.
La gestione del Nord-Africa andrebbe lasciata ai paesi europei (più coinvolti e affini per questioni storico-culturali e geografiche), spronandoli a svegliarsi definitivamente (tipo l'Italia), evitando interventi di supporto ad avventure demenziali come quella di Sarkozy e Cameron in Libia.
Il resto prevederebbe una fantascientifica revisione del turbo-capitalismo (ma qua entriamo nella fanta-politica).
Ovviamente, abbracciando il realismo senza illusioni e false speranze, rimango estremamente dubbioso sulla volontà di attuare anche solo una delle soluzioni sopra-citate.
In tal caso, sarebbe meglio per la popolazione italiana prepararsi per il futuro, dato che al contrario degli Usa, i terroristici islamici noi ce li abbiamo sotto casa...
Edward Green
* http://www.ibs.it/code/9788804572596/mearsheimer-john-j-/israel-lobby-politica.html
** Risveglio dell'Islam, in opposizione all'influenza occidentale e al secolarismo
domenica 28 settembre 2014
L'ORO DELL'ISIS
Sfogliando i vari quotidiani online, sono incappato in questo interessante articolo del Post (http://www.ilpost.it/2014/09/26/chi-finanzia-isis/), dove si parla dei finanziamenti e dell'economia dell'ISIS. Rispetto al solito sensazionalismo che traspare da altri giornali, bisogna sottolineare la poderosa documentazione a sostegno delle tesi espresse nell'articolo.
Grazie alle informazioni contenute, vorrei approfittarne per elaborare una serie di ragionamenti su alcune complicate questioni che attanagliano le oscure vicende medio-orientali.
Il doppio-gioco del Golfo
Molte fonti riportate dall'articolo tendono ad escludere la partecipazione diretta da parte del Kuwait, dell'Arabia Saudita, del Qatar e di altri paesi del Golfo Persico, nel finanziamento al gruppo terroristico Isis. Si sottolinea invece il ruolo di facoltosi donatori privati, i quali sfruttano abilmente le maglie della legge (specialmente in Kuwait) per aiutare i gruppi terroristici in Siria. Questo quantomeno è quello che emerge dalle dichiarazioni dei governi e dalle indagini ufficiali.
Usando però l'immortale citazione andreottiana "a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca", con un pò di analisi geopolitica e storica, si può decisamente mettere in discussione questa "comoda" versione ufficiale. E' ovvio che sarebbe meglio avere delle prove evidenti come documenti, conti bancari o tabulati telefonici, ma noi siamo soli poveri cittadini, senza i fondi di agenzie come la Cia, l'Nsa o semplicemente l'Interpol.
Grazie alle informazioni contenute, vorrei approfittarne per elaborare una serie di ragionamenti su alcune complicate questioni che attanagliano le oscure vicende medio-orientali.
Il doppio-gioco del Golfo
Molte fonti riportate dall'articolo tendono ad escludere la partecipazione diretta da parte del Kuwait, dell'Arabia Saudita, del Qatar e di altri paesi del Golfo Persico, nel finanziamento al gruppo terroristico Isis. Si sottolinea invece il ruolo di facoltosi donatori privati, i quali sfruttano abilmente le maglie della legge (specialmente in Kuwait) per aiutare i gruppi terroristici in Siria. Questo quantomeno è quello che emerge dalle dichiarazioni dei governi e dalle indagini ufficiali.
Usando però l'immortale citazione andreottiana "a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca", con un pò di analisi geopolitica e storica, si può decisamente mettere in discussione questa "comoda" versione ufficiale. E' ovvio che sarebbe meglio avere delle prove evidenti come documenti, conti bancari o tabulati telefonici, ma noi siamo soli poveri cittadini, senza i fondi di agenzie come la Cia, l'Nsa o semplicemente l'Interpol.
Ritengo assolutamente non attendibile la teoria che nega il coinvolgimento da parte dei suddetti governi nell'ascesa dell'Isis o nei finanziamenti alle altre fazioni islamiche come Al Nusra. E in mia compagnia ci sono anche ministri del governo tedesco e altre personalità che hanno accusato esplicitamente il Qatar. Ma non è solo il dinamico paese del futuro mondiale 2022 ad essere al centro dell'attenzione. Ci sono ovviamente le altre monarchie del golfo, le quali sono sempre state molto abili a mascherare i doppi-tripli giochi, dettati da rivalità religiose e geopolitiche che vanno ben oltre il classico dualismo "sunniti VS sciiti".
La dicitura "donatori privati" è una frase di comodo con cui tali regimi nascondono le loro politiche estere segrete. Escludendo che i jihadisti di mezzo pianeta siano solo finanziati da manipoli di bottegai della periferia di Riyad, bisogna inevitabilmente concentrarsi su i facoltosi elargitori segreti, i quali possono sfruttare le loro ampie conoscenze nella finanza islamica e tutti i complessi sistemi di riciclaggio e gestione del denaro "fantasma", per evitare di lasciare palesi tracce della loro "offerta". Tali facoltosi, specialmente in paesi come quelli arabi dove i legami religiosi e di "sangue" contano tantissimo, sono necessariamente legati o vicini al governo.
Non è pensabile che le classi dirigenti arabe non si siano mai accorte di certi loro membri troppo contigui alle frange più estreme del mondo islamico o degli enormi flussi di denaro diretti verso la Siria, specialmente dopo tutto quello che è accaduto in seguito all'11 settembre 2001. Al contrario, proprio per evitare in futuro di finire su una spiacevole black list, hanno sfruttato abilmente questa ambiguità in nome dei loro disegni politici.
I paesi sunniti, fin dall'inizio della rivolta contro il regime di Assad, hanno finanziato sottobanco qualsiasi opposizione, pur di annientare uno dei principali alleati dell'Iran nella regione. Sapevano benissimo che i fondi avrebbero alimentato i più feroci gruppi terroristici, ma tutto questo era giustificabile dalla guerra sotterranea contro il mondo sciita e i suoi satelliti. L'Isis o le sue incarnazioni precedenti, erano ben conosciute nell'ambiente da anni, al contrario degli sbadati media occidentali e degli addormentati americani (come al solito notevolmente incompetenti da una parte e furbescamente ingenui dall'altra).
Fino a quando gli integralisti si sono limitati a massacrare il regime di Damasco, la faccenda andava bene a tutti tacitamente, dato che si parlava al massimo di una generica "opposizione siriana" (basta solo ricordare le tragicomiche prese di posizione dei vari governi occidentali sulla questione siriana nel settembre 2013), a parte qualche analista e la Russia (alleato di Assad), la quale sottolineava la pericolosità dell'insorgenza islamica. Solo con il definitivo risveglio del mondo nell'anno 2014, i famigerati paesi del Golfo si sono subito allineati nella Grande Coalizione. Ma questo non cancella i sospetti sulle loro azioni sporche.
E' ovvio che non si troverà mai un documento ufficiale dell'Arabia Saudita o del Kuwait a sostegno dell'Isis e soci, ma allo stesso tempo è evidente che una parte del loro facoltoso mondo, fatto di petrolieri, banchieri e ricchi investitori, sia implicato in questo "grande gioco" medio-orientale. L'Isis ha sicuramente raggiunto la grandeur economica con il petrolio, assalti alle banche e altro, ma la sua ascesa è stata forgiata e aiutata grazie alle ricche e oscure stanze con sede a Dubai, Riyad, Doha, Kuwait City, ecc.
Questo atteggiamento, sporco e doppio-giochista, è una costante nei paesi medio-orientali e lo ritroviamo anche nei confronti dei Fratelli Mussulmani in Egitto (contesi, scaricati o aiutati a seconda del paese implicato), oppure nell'atteggiamento estremamente ipocrita dell'ISI, il quale ha sempre aiutato i Talebani da una parte (e forse coperto per anni l'ubicazione di Osama Bin Laden), mentre dall'altra parte prometteva aiuto e sostegno agli americani nella loro guerra contro il terrorismo.
Non possiamo poi dimenticare l'estrema ambiguità culturale dell'Arabia Saudita, da decenni in prima linea nell'esportazione della visione wahhabita islamica, vero brodo culturale per tutti gli estremisti islamici, e allo stesso tempo grande alleato militare e commerciale dell'Occidente, come riassunto in modo magistrale in questo articolo.
Il delirio statunitense
Sono sicuramente false le teorie complottiste che vedono gli Usa come oscuri "master of puppets" dell'Isis. Ma allo stesso tempo non si può non sottolineare la dabbenaggine della politica estera di Obama e i vuoti di memoria di certi esponenti della classe dirigente americana (McCain o vari esponenti neocon).
Sicuramente gli Usa hanno sottovalutato la ripresa del radicalismo islamico nelle regioni occidentali dell'Iraq e la possibile evoluzione dei ribelli siriani. Osservando la politica estera occidentale degli ultimi 13 anni risalta in modo palese la visione ottusa delle varie amministrazioni americane, la gestione incompetente dei territori occupati e l'enorme spreco di denaro pubblico, drenato nell'ipertrofico apparato militare-industriale.
Oltre a questo, non dobbiamo dimenticarci la falsa ingenuità esibita nei confronti del conflitto siriano. Molti membri del potere americano erano coscienti dell'integralismo di certe fazioni presenti in Siria, così come erano ben informati sul ruolo ambiguo dei paesi del Golfo, con cui hanno rapporti commerciali strettissimi. Hanno semplicemente chiuso un occhio nei confronti dei loro "amici" (invece nei confronti dell'Iran o della Russia sono sempre prontissimi con le sanzioni), in nome della real-politik e dei contratti miliardari.
Rientra invece nella incompetenza più totale (se non fosse per la mediocrità dei leader in questione, si arriverebbe a pensare ai peggiori complotti) i soldi e l'addestramento forniti alla presunta ribellione moderata siriana. Pochi in Italia ricordano lo scandalo dell'operazione Fast & Furious, che ha afflitto l'amministrazione Obama, dove il governo ha "affidato" armi ai narcos con il nobile tentativo di tracciarli, salvo poi perderne le tracce, causando stragi a non finire.
Con la questione siriana si rischia un epilogo ancora peggiore. In un ambiente estremamente infido come la guerra siriana, risultano patetiche e deliranti le spiegazioni dell'amministrazione Obama. Non si capisce quali mirabili assicurazioni potrebbero ricevere da ribelli che spesso hanno cambiato casacca nel corso del conflitto, unendosi ai gruppi più estremisti. Senza contare la notevole superiorità militare dell'Isis sull'FSA, cosa che farebbe finire altre armi nelle mani del califfato.
A quanto pare, come al solito, gli Usa non hanno imparato niente dalla Storia...
Edward Green
La dicitura "donatori privati" è una frase di comodo con cui tali regimi nascondono le loro politiche estere segrete. Escludendo che i jihadisti di mezzo pianeta siano solo finanziati da manipoli di bottegai della periferia di Riyad, bisogna inevitabilmente concentrarsi su i facoltosi elargitori segreti, i quali possono sfruttare le loro ampie conoscenze nella finanza islamica e tutti i complessi sistemi di riciclaggio e gestione del denaro "fantasma", per evitare di lasciare palesi tracce della loro "offerta". Tali facoltosi, specialmente in paesi come quelli arabi dove i legami religiosi e di "sangue" contano tantissimo, sono necessariamente legati o vicini al governo.
Non è pensabile che le classi dirigenti arabe non si siano mai accorte di certi loro membri troppo contigui alle frange più estreme del mondo islamico o degli enormi flussi di denaro diretti verso la Siria, specialmente dopo tutto quello che è accaduto in seguito all'11 settembre 2001. Al contrario, proprio per evitare in futuro di finire su una spiacevole black list, hanno sfruttato abilmente questa ambiguità in nome dei loro disegni politici.
I paesi sunniti, fin dall'inizio della rivolta contro il regime di Assad, hanno finanziato sottobanco qualsiasi opposizione, pur di annientare uno dei principali alleati dell'Iran nella regione. Sapevano benissimo che i fondi avrebbero alimentato i più feroci gruppi terroristici, ma tutto questo era giustificabile dalla guerra sotterranea contro il mondo sciita e i suoi satelliti. L'Isis o le sue incarnazioni precedenti, erano ben conosciute nell'ambiente da anni, al contrario degli sbadati media occidentali e degli addormentati americani (come al solito notevolmente incompetenti da una parte e furbescamente ingenui dall'altra).
Fino a quando gli integralisti si sono limitati a massacrare il regime di Damasco, la faccenda andava bene a tutti tacitamente, dato che si parlava al massimo di una generica "opposizione siriana" (basta solo ricordare le tragicomiche prese di posizione dei vari governi occidentali sulla questione siriana nel settembre 2013), a parte qualche analista e la Russia (alleato di Assad), la quale sottolineava la pericolosità dell'insorgenza islamica. Solo con il definitivo risveglio del mondo nell'anno 2014, i famigerati paesi del Golfo si sono subito allineati nella Grande Coalizione. Ma questo non cancella i sospetti sulle loro azioni sporche.
E' ovvio che non si troverà mai un documento ufficiale dell'Arabia Saudita o del Kuwait a sostegno dell'Isis e soci, ma allo stesso tempo è evidente che una parte del loro facoltoso mondo, fatto di petrolieri, banchieri e ricchi investitori, sia implicato in questo "grande gioco" medio-orientale. L'Isis ha sicuramente raggiunto la grandeur economica con il petrolio, assalti alle banche e altro, ma la sua ascesa è stata forgiata e aiutata grazie alle ricche e oscure stanze con sede a Dubai, Riyad, Doha, Kuwait City, ecc.
Questo atteggiamento, sporco e doppio-giochista, è una costante nei paesi medio-orientali e lo ritroviamo anche nei confronti dei Fratelli Mussulmani in Egitto (contesi, scaricati o aiutati a seconda del paese implicato), oppure nell'atteggiamento estremamente ipocrita dell'ISI, il quale ha sempre aiutato i Talebani da una parte (e forse coperto per anni l'ubicazione di Osama Bin Laden), mentre dall'altra parte prometteva aiuto e sostegno agli americani nella loro guerra contro il terrorismo.
Non possiamo poi dimenticare l'estrema ambiguità culturale dell'Arabia Saudita, da decenni in prima linea nell'esportazione della visione wahhabita islamica, vero brodo culturale per tutti gli estremisti islamici, e allo stesso tempo grande alleato militare e commerciale dell'Occidente, come riassunto in modo magistrale in questo articolo.
Il delirio statunitense
Sono sicuramente false le teorie complottiste che vedono gli Usa come oscuri "master of puppets" dell'Isis. Ma allo stesso tempo non si può non sottolineare la dabbenaggine della politica estera di Obama e i vuoti di memoria di certi esponenti della classe dirigente americana (McCain o vari esponenti neocon).
Sicuramente gli Usa hanno sottovalutato la ripresa del radicalismo islamico nelle regioni occidentali dell'Iraq e la possibile evoluzione dei ribelli siriani. Osservando la politica estera occidentale degli ultimi 13 anni risalta in modo palese la visione ottusa delle varie amministrazioni americane, la gestione incompetente dei territori occupati e l'enorme spreco di denaro pubblico, drenato nell'ipertrofico apparato militare-industriale.
Oltre a questo, non dobbiamo dimenticarci la falsa ingenuità esibita nei confronti del conflitto siriano. Molti membri del potere americano erano coscienti dell'integralismo di certe fazioni presenti in Siria, così come erano ben informati sul ruolo ambiguo dei paesi del Golfo, con cui hanno rapporti commerciali strettissimi. Hanno semplicemente chiuso un occhio nei confronti dei loro "amici" (invece nei confronti dell'Iran o della Russia sono sempre prontissimi con le sanzioni), in nome della real-politik e dei contratti miliardari.
Rientra invece nella incompetenza più totale (se non fosse per la mediocrità dei leader in questione, si arriverebbe a pensare ai peggiori complotti) i soldi e l'addestramento forniti alla presunta ribellione moderata siriana. Pochi in Italia ricordano lo scandalo dell'operazione Fast & Furious, che ha afflitto l'amministrazione Obama, dove il governo ha "affidato" armi ai narcos con il nobile tentativo di tracciarli, salvo poi perderne le tracce, causando stragi a non finire.
Con la questione siriana si rischia un epilogo ancora peggiore. In un ambiente estremamente infido come la guerra siriana, risultano patetiche e deliranti le spiegazioni dell'amministrazione Obama. Non si capisce quali mirabili assicurazioni potrebbero ricevere da ribelli che spesso hanno cambiato casacca nel corso del conflitto, unendosi ai gruppi più estremisti. Senza contare la notevole superiorità militare dell'Isis sull'FSA, cosa che farebbe finire altre armi nelle mani del califfato.
A quanto pare, come al solito, gli Usa non hanno imparato niente dalla Storia...
Edward Green
MA COME E' BELLA LA MIA CITTA'!
Nella mia gloriosa città* (Castelletto Ticino) recentemente sono stati aperti altri nuovi, nuovissimi centri commerciali riuniti sotto l'entusiasmante titolo "parco dello shopping" (http://goo.gl/0bRfga).
Per chi non lo sapesse, negli ultimi 20/30 anni, l'area del paese connessa al Sempione è stata pian piano adibita ad uso commerciale, generando la crescita di numerosi poli commerciali di tutti i tipi, dall'alimentare, all'elettronica fino all'abbigliamento, tanto che la suddetta zona viene chiamata in modo dispregiativo "la Las Vegas dei poveri"...
Negli anni 2000 questa mania cementatrice ha conosciuto un aumento esponenziale, finendo per consumare tutto quello che si poteva consumare a livello di suolo, distruggendo definitivamente l'ultimo pezzo di bosco sulla Statale Sempione.
Ora possiamo ammirare gli ennesimi negozi, che in un'analisi attenta risultano dei doppioni di negozi già presenti. Per l'elettronica nel raggio di 200 metri possiamo scegliere fra l'Unieuro e il Mediaworld. Per l'abbigliamento c'è l'imbarazzo della scelta fra Piazza Italia, Max Factory, Conbipel, ecc. Per chi vuole gustarsi varie specialità di carne, nel raggio di 2 km può scegliere addirittura 3 posti + 2 fast Food. E così via (tralasciamo i supermercati, perchè se no l'elenco si allunga all'infinito...). Questo ovviamente porta a riflettere sulla sostenibilità di tali attività commerciali, a meno di pensare che tutta la provincia di Novara e Varese si riverserà nel nostro povero paese. O forse ci siamo persi un boom economico invisibile...
A questo punto, visto quello che è successo, bisogna riflettere bene su alcune questioni collegate a questo progetto:
- Alle critiche nei confronti di questo progetto, molti ribattono che comunque si sono creati 200 nuovi posti di lavoro. Ma oltre a guardare il numerino, bisognerebbe concentrarsi sulla qualità del posto di lavoro prodotto. Perchè se da un parte abbiamo una minoranza di manager che più o meno verranno ben pagati, tutti gli altri lavori part time, di apprendistato, ecc, quanto reale apporto daranno alla nostra classe media?
E' facile creare il lavoro se lo paghi poco e con condizioni precarie, come nella "leggendaria" ripresa americana e in altri paesi europei. Risulta invece diverso creare lavori solidi e di lungo periodo.
- In questo articolo (http://goo.gl/346mor) mi è toccato leggere questa frase: "" Non
solo cemento, anche verde: il progetto è stato studiato dal punto di
vista dell’inserimento ambientale da Andreas Kipar, esperto noto in
tutta Europa. "" Questa parte dell'articolo è in un certo senso sublime per la paraculaggine e la scusante che viene portata per giustificare il progetto, tirando pure in ballo il super-esperto, il quale dovrebbe assicurare mamme e bambini sull'impatto ambientale del "parco delle inutilità". Ma vogliamo veramente paragonare quattro alberelli incastrati nei parcheggi con un bosco? Siamo giunti a questo livello di idiozia** ?
Il Sempione è una della strade più trafficate d'Italia e l'apertura di altri centri porterà inevitabilmente ad un traffico maggiore, con ancora più inquinamento, senza dimenticare l'asfalto e il cemento che hanno devastato il nostro territorio.
E' inutile che il comune di Castelletto Ticino si lamenti dell'aeroporto di Malpensa, quando le sue giunte di centro-sinistra hanno avallato questo scempio nel corso degli anni passati, con vari rimpalli fra provincia e regione. Abbiano almeno la decenza di stare zitti.
- La mia ultima riflessione la dedico ad una questione più generale; in nome del progresso, della crescita, dell'economia, dei consumi e chissà cos'altro, stiamo sacrificano natura, benessere, territorio e la nostra salute (mentale e psichica). Questi centri commerciali sono solo gli ultimi arrivati di un processo che va avanti da decenni e che ha divorato il Bel Paese.
A questo punto, mentre i nostri politici ripetono i soliti mantra, chiedo: esiste un limite? Oppure finiremo tutti inglobati in un'unica metropoli come New York, Londra, Shangai, ecc?
Le nostre leadership, imprigionate nell'effimero presente, eviteranno sempre la risposta. Molti cittadini, distratti dal luccichio delle carabattole tecnologiche, cacceranno via l'angoscioso pensiero in fretta e furia. A quei pochi altri che invece continuerà a rimbombare in testa, spetterà il compito di sistemare ed elaborare soluzioni. Perchè il tempo è scaduto. E il nostro Sistema non reggerà.
- Non esiste la crescita eterna. -
Edward Green
* Castelletto Ticino non è una città, ma un paese. Però ho preferito utilizzare lo stesso il termine "città", perchè facendo un giro sul sempione, specialmente di notte, non si può non notare l'aurea spettrale e inquietante tipica dell'hinterland milanese e dei grandi conglomerati urbani.
** A quanto pare si: http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2014-09-10/apre-castelletto-ticino-parco-commerciale-anima-verde-esempio-sinergia-pubblico-e-privato-161912.shtml?uuid=ABU54KsB
venerdì 19 settembre 2014
TAVOLA CALDA: Vivere la vita mentre questa scorre. VIVA TUTTO!
L’incontro con certi libri causa una vera e propria emissione
di serotonina, quindi potrebbero essere utili per chi è in cerca di buon
umore. Questo genere di libri è solito
migliorare la giornata perché è in grado di rivelare pensieri che restano
latenti per molto tempo e non sanno come uscire. Più che di una lettura si
tratta di una vera affinità elettiva. Può sembrare banale scriverlo ma anche i
titoli dei libri fanno parte di questo progetto.
Viva Tutto!. Proprio così, con il punto esclamativo alla fine. Uno slogan,
un motto di vita, entusiasticamente proposto dalla ricca conversazione tra Lorenzo Jovanotti Cherubini e il
filosofo Franco Bolelli in uno
scambio mail quasi quotidiano, per nove
mesi, periodo in cui Lorenzo ha letteralmente concepito, proprio come un parto,
il suo album più sperimentale dal titolo Ora
del 2011.
Il libro (edizioni Add, 2010), è sperimentale tanto quanto
l’album, non c’è che dire.
E’ uno scivolare di
considerazioni, pensieri e riflessioni sulla realtà circostante, sui processi
mentali che generano l’impulso all’azione, sulla biodiversità e l’evoluzione.
Si passa dai panorami geografici e umani della California, con il surf, i Red
Hot Chili Peppers, i pub alternativi di San Francisco e si ritorna a Milano
nello studio di registrazione, attraversando Cortona e si attraversa Chicago,
facendo tappa a New York (in simultanea, come dice Lorenzo) mentre si segue il
flusso di coscienza, il proprio, l’unico. Inimitabile ed essenziale. Un’impresa
audace, nel tentativo di espandere il limite della propria coscienza
affidandosi al brain storming ritmato dal pulsare di un cuore accelerato
dall'entusiasmo dello sgorgare dell’energia vitale che scorre libera e
travolgente.
Un incontro/confronto tra due anime in movimento che creano,
smontano e rimontano il proprio destino, sorridendo al soffio dell’esistenza.
Viva Tutto! è una combustione interiore che
genera serenità, voglia di fare, di progettare seguendo la propria natura.
Viva Tutto! è l’acido lisergico più salutare per
prendere coscienza di se stessi.
Viva Tutto! è la Bibbia di chi cerca conferme
nella precarietà conservando un alto tasso di ironia.
Viva Tutto! è la leggerezza del profondo. Viva
Tutto! è il Tao. Viva Tutto! è da
leggere.
Occidente
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