lunedì 30 dicembre 2013

2014, la fuga

Non possiamo che terminare quest'annata con qualche previsione per l'anno venturo.
Mi vengono in mente, nel cercare un'idea complessiva, i vecchi film di John Carpenter, dove in varie versioni veniva riproposta una delle sue tematiche più care: il "male", laddove per "male" si intendeva una ridefinizione totale dei ruoli di buoni e cattivi nelle storie, e l'inevitabile interrogarsi sul fatto che identificarsi con gli uni o gli altri, spesso, è più una questione di convenzione che altro.
Mi rendo conto della volgarità di servirsi di questa riflessione, derivata da una produzione artistica di alto livello, per qualcosa di indegno come la nostra situazione politica, ma mi trovo costretto a procedere. Vediamo.
Negli ultimi giorni prima delle feste il tema dominante è stato la protesta del cosiddetto movimento dei forconi, che ha tenuto banco per qualche settimana con manifestazioni in molti punti d'Italia e, addirittura, occasionali ospitate televisive dei leaders.
Alla luce di tutto quanto è accaduto non posso che simpatizzare con il movimento. Premetto che le voci, circolate peraltro già ampiamente nei loro due anni di vita, sulle loro origini misteriose mi avevano frenato un pò. Ora sono certo di non avere più dubbi, e vi dico perchè. La loro protesta è tutto sommato di genesi meridionale geograficamente parlando, e si è diramata un pò ovunque; è palese che spostare decine di migliaia di persone è possibile solo se, quantomeno, un'idea di base forte e condivisa è presente. Che è proprio quanto è accaduto. Dopodichè l'opinione pubblica progressista ha cercato di reagire; e qui come al solito si è visto di che pasta sono fatti i nostri progressisti. Prima si è detto che la protesta è cieca e senza proposte (come se fosse vietato); poi che i suoi leader sono dubbi, e potrà anche essere ma il problema più eclatante sono i creditori del loro leader Calvani (che tuttavia non nasconde nulla e anzi dichiara che questo è parte integrante della problematica che affronta, quella dei piccoli imprenditori in difficoltà). Poi colmo dei colmi si è detto che in piazza c'era l'estrema destra. Mi sono letto e riletto la nostra Costituzione ma in nessun articolo si fa cenno al divieto per chi è di estrema destra di scendere in piazza (sento già gli urletti indignati di un sacco di gente e me ne compiaccio). Ma l'offensiva mediatica ha avuto successo, il movimento è stato fortemente screditato e la sua forza pare ora fortemente ridimensionata.
Lo stesso Calvani, in tv ( http://www.serviziopubblico.it/puntate/2013/12/19/news/i_forconi_a_roma_un_flop.html?cat_id=10) ha dichiarato semplicemente che per lui un buon politico è un persona di una moralità integerrima, citando peraltro quasi alla lettera la Costituzione; in studio il ministro Delrio ha impiegato un buon quarto
d'ora per farfugliare qualcosa in risposta (mentre a fianco Sgarbi in versione "faccio un regalo di Natale a Santoro", dimentico delle accuse di pedofilia e omicidio a giornalisti e magistrati valenti di qualche anno fa, tuonava contro l'attuale governo, in specie contro Alfano e Cancellieri, meritandosi qui però un encomio). Su Delrio però il dubbio deve venire: ma siamo certi sia colpa sua se non è capace di biascicare una risposta? No di certo.
La situazione politica italiana a fine 2013 vede tre grandi partiti, Forza Italia, Partito Democratico e Movimento 5 Stelle, che sono di fatto padroni dei giochi.
Un anno fa, in periodo preelettorale, era tutto un fiorire di partiti e partitini; Rivoluzione Civile di Antonio Ingroia, affossato alle elezioni dalla propria inconsistenza mediatica, poi dalla scarsa coerenza interna; Fare di Giannini, affossato alle elezioni dalla propria inconsistenza mediatica e dall'idiozia del suo leader
nel mentire sui suoi titoli di studio (epperò, chissenefrega, andavi a cercare il loro programma, era ottimo e paralva di economia davvero e seriamente); poi c'era il centro di Monti, Casini e Fini, entrato in Parlamente pur avendo un quarto della dignità dei due partiti precedenti, ma di un'insussistenza politica imbarazzante (e oggi privi di peso politico dopo l'abbandono di Monti stesso). Una per parte due fazioni politiche minori, Sel e fratelli d'Italia, sono in parlamento, ma non si sa perchè: paradosso dei paradossi, queste due formazioni sono a far opposizione al presente governo, ma entrambe non starebbero in parlamento se non si fossero presentate ALLEATE con PD o PDL rispettivamente al voto. Insomma, l'attuale legge elettorale permette ai partiti maggiori di portarsi da casa quelli di opposizione preferiti. Senza parole.
E poi? E poi come detto i grandi partiti, grandi solo nelle percentuali elettorali.
Forza Italia, deriva la sua consistenza solo dalla fedeltà al rais di Arcore, e il suo consenso dal potere mediatico assoluto del leader; qualcuno ricorderà prima o poi che stando alle leggi anche del nostro squinternato paese, costui dovrebbe stare in gabbia (in gabbia proprio, ai domiciliari ci va chi almeno per finta si è ravveduto).
Il PD, al momento, beneficia dell'effetto primarie, che sarà dissolto in un paio di mesi; è in realtà profondamente diviso tra i governativi filo-Letta, i convertiti al vincitore Renzi e chi rischia l'epurazione a causa del vincitore medesimo. Ci terrei a ricordare che che i dati sull'affluenza sono misteriosi; un editoriale di Padellaro di qualche giorno fa parlava di circa un milione ottocentomila voti, che indicherebbero
un dato complessivo di due milioni e mezzo di votanti, una catastrofe epica su cui NESSUNO ha speso una parola.
Poi M5S, che vive dell'estro dei suoi leader, tra immaginifici redditi di cittadinanza del costo di decine di miliardi euro, norme anti immigrati, sparate e smentite (e al solito, gli eletti si dividono tra cialtroni che dovrebbero cercarsi un lavoro vero e chi ci prova a lavorare in aula, ma a cui nessuno dirà mai grazie).
Insomma, il caos tra i partiti è massimo e soprattutto, tutto o quasi alla fine si riconduce a Silvio Berlusconi, Matteo Renzi e Beppe Grillo. Gli altri non bucano lo schermo, e questo in Italia oggi significa una cosa semplice semplice: politica NON NE FAI. Abbiamo due decenni, ma anche più, di risultati elettorali a dimostrarlo, sempre che qualcuno usi la testa nel leggerli.
E questi tre leader hanno delle ottime affinità: principalmente, che passano il tempo a smentire quanto hanno detto il giorno prima, o a fare dichiarazioni a catena, per cercare il titolo a effetto. Se avete pazienza, non molta, un sei mesi bastano, scoprirete che il livello di contraddittorietà in cui incappano è imbarazzante.
Eppure gli va riconosciuto di aver capito come raggranellare il consenso, senza, nulla si fa. Certo, ma poi?
Poi basta; nessuno e dico nessuno ha la più pallida idea di cosa sia una vera idea organica di riforma di QUALCOSA (non dico di tutto lo stato, per quello servirebbero neuroni e poi quantomeno Ribbentropp agli Interni e Molotov alla Giustizia).
Epperò, così vanno le cose oggi; e concluderei dicendo che non ci va male. Dico davvero. L'industria è in crisi ma l'ossatura di base resiste specie al nord; abbiamo ancora un pò di welfare e vari mercati ausiliari (come il turismo, ma anche l'agricoltura specializzata) che garantiscono qualche e là ampie fette di reddito.

Il problema è come si andrà avanti. Ad ora le speranze sono prossime allo zero.
Sono proprio curioso di vedere che ne resterà delle finanzi pubbliche dopo dieci anni di Fiscal
Compact.

Ecco, allora davvero rimpiangeremo i Forconi, perchè avremo a che fare con i loro eredi.

Buon anno sudditi!

Toe Cutter

PS: ora sì, guardate la locandina sotto e come sottofondo mettete le parole che scorrono nella scena iniziale ....



venerdì 20 dicembre 2013

GUERRA TRA POVERI


Il Censis ha definito l'Italia nel suo rapporto annuale un paese "triste" e "sciapo". Un paese dove le famiglie hanno evitato il baratro e sono allo stesso tempo in ricerca di una connettività. E qua viene in risalto uno dei punti più dolenti di questi tempi: la scarsa connettività.
A partire dal riflusso negli anni 80, l'Italia è entrata nella scia di tutta la società occidentale, attraverso una continua esaltazione dell'individualismo e dell'edonismo. Questa tendenza unita al progresso tecnologico ha lentamente, ma inesorabilmente, disgregato le varie forme di comunità di massa e le reti sociali su larga scala. Il risultato si vede ora in questi anni di crisi, dove sembrano resistere soltanto l'impianto della famiglia, l'associazionismo e quel che rimane della struttura territoriale dei grandi partiti. Forme che attutiscono momentaneamente la crisi, ma che fanno molta fatica a fronteggiare la nascente "guerra tra poveri". 
In questi giorni è andata in scena in modo confuso e caotico la protesta dei forconi. E basta osservare questo filmato per vedere la frammentarietà della protesta, fra contestatori e anti-contestatori:

Ma questo è solo uno dei tanti esempi. In una società atomizzata come la nostra non è la prima volta che appaiono spaccature trasversali nel ceto medio e povero. Così abbiamo i dipendenti privati di certi settori contro altri settori. Oppure contro quelli pubblici. Oppure poveri che s'azzuffano contro altri poveri. Oppure il ceto medio ancora ricco, che disprezza e si rivolta contro i precari e quelli che scioperano. A quanti non è capitato di maledire gli scioperi, perchè facevano arrivare in ritardo al lavoro o ai propri personali appuntamenti? 
In poche parole una società dove ognuno pensa alla propria salvezza di individuale, salvo farsi aiutare dalla famiglia o se si è ancora fortunati, dalla rete di potere di turno.
L'unica classe che non risente di questa crisi è quella elitaria del ceto ricco. Anzi, grazie a tutti gli stimoli monetari, le regalie e le leggi fatte per favorire se stessi, hanno aumentato il distacco rispetto a quelli che stanno di sotto. In fondo, per rendere chiara la cosa, basta citare le parole del miliardario Warren Buffet:

«c'è una lotta di classe, è vero, ma è la mia classe, la classe ricca, che sta facendo la guerra, e stiamo vincendo».

Così arriviamo alla guerra fra poveri, dove i perdenti alla fine sono tutti quelli che non possiedono un potentato talmente forte da proteggerli sul lungo periodo. 

Molti della mia generazione, intorno ai 25/30 anni, in pubblico fanno finta di vedere tutto nero, ma sotto sotto si illudono ancora di poter tornare ai tempi delle vacche grasse degli anni 80 o addirittura degli anni 60. Pensano che la "crisi" sia solo una cosa passeggera, frutto di qualche banchiere malato durante gli anni 2000. Pensano di poter arrivare ad avere un futuro con pensione, villetta e monovolume, immersi in un nuovo largo ceto medio. Oppure sperano di far parte della ristretta cerchia fortunata con posto prenotato sulla scialuppa di salvataggio.
Bisogna dire che queste illusioni, oltre ad essere alimentate dal Sistema stesso, sono anche supportate dallo strato di ricchezza in cui è cresciuta la generazione venuta al mondo dagli anni 80 in poi. Nonostante la crisi pesti duro, molti di noi si possono ancora permettere un notevole lusso materiale grazie alle risorse accumulate dai nostri predecessori.
Questi pensieri, queste illusioni, però possono essere molto pericolose, se non sono supportate da un agire sociale. Specialmente in questi tempi, dove certe variabili stanno accelerando in modo esponenziale. 

La crisi non è iniziata nel 2007, ma è partita alla fine degli anni 70 ed è stata mascherata attraverso un immenso schema ponzi (http://it.wikipedia.org/wiki/Schema_Ponzi) fatto di debito pubblico, credito facile e prodotti finanziari senza limiti. Nel 2008 le banche centrali hanno rilanciato il gioco probabilmente per l'ultima volta, a meno che non compaiono gli alieni fra qualche anno.L'impatto di una nuova crisi su una generazione schizofrenica, atomizzata e immersa nell'impotenza, sarebbe assolutamente devastante. 
Proprio per questo vanno riscoperti, costi quel che costi, le reti sociali, associative e anche politiche. Sono l'unico modo per non finire nel vortice disgregativo del Sistema che va al collasso. Anche perchè a differenza del passato e di altre epoche storiche, stavolta abbiamo a che fare con un Sistema tecnologico estremamente pervasivo e da cui siamo ferocemente dipendenti. Un suo collasso non risparmierebbe nessuno. 
Quindi, mio modesto consiglio, suggerirei di ripartire dal locale, dall'associazionismo e per chi ancora ci crede, dalla politica. Se rimanete nella vostra casetta ad aspettare il cavaliere bianco, molto probabilmente, fra qualche anno, vi ritroverete al suo posto i predoni affamati... molto affamati.

Green


martedì 17 dicembre 2013

TAVOLA CALDA: "L'ESSERE UMANO? UN CAPOLAVORO!" Un ritratto di Silvano Agosti







“L’Essere Umano sarebbe il massimo capolavoro che la natura ha realizzato nei millenni. Fino a cinque anni un bambino è l’essere umano perfetto perché è felice di bere, di mangiare, di esserci. 

Ho chiesto alle Nazioni Unite e all’Unesco di proclamare l’essere umano come patrimonio dell’umanità”.

Silvano Agosti, autore di queste parole, non vuole essere incasellato in nessun ruolo, in quanto, appunto, essere umano, e questo sembra essere già sufficiente. Possiamo però aggiungere che la sua poliedrica personalità lo porta ad essere contemporaneamente scrittore, regista, sceneggiatore, montatore, poeta, gestore del cinema Azzurro Scipioni di Roma, filosofo contemporaneo, Socrate del terzo millennio.

Con una semplicità disarmante teorizza una vita nuova che mette in pratica lui per primo, una vita libera da catene mentali e sociali di qualunque tipo orientata all'amore verso di sé e verso il prossimo. Lo spiega nel libro Lettere dalla Kirghisia, stato ideale in cui l’essere umano non è schiavo di ruoli imposti dall'alto o autoimposti, ma è pienamente fruitore della propria esistenza e del proprio tempo.
i bisogni fondamentali dell’essere umano sono pochi: avere un’abitazione, molti amici, molti amori, lavorare tre ore al giorno e godere dell’esistenza stessa”.

Con le sue opere, a partire dai suoi esordi, Silvano rompe gli schemi di un inconscio collettivo inaridito e caricaturale. Dopo aver collaborato alla sceneggiatura de I pugni in tasca di Marco Bellocchio, analizza l’ipocrisia del familismo italiano nel suo primo lungometraggio Il giardino delle delizie, film pesantemente censurato in Italia, distribuito in Francia.

“Ho avuto la fortuna di non essere andato a scuola fino all’età di 11 anni per via della guerra. Sono cresciuto con la curiosità che caratterizza tutti i bambini di 4-5 anni. Cosa fa un bambino di 4-5 anni? È curioso di tutto, sviluppa una straordinaria sensibilità e scopre che il codice di comunicazione tra gli adulti è la menzogna”.

La vita di Silvano Agosti si dimostra piena di stimoli da quando, a diciotto anni, dopo il diploma, decide di andare in Inghilterra in autostop per far visita alla tomba di Charlie Chaplin, idolo della sua infanzia. Dopo di che decide di proseguire il viaggio attraversando il Medio Oriente e l’Africa del Nord. 

Avevo una cosa assai più grande della camicia di nilon che indossavo, ovvero la ricchezza di avere un rapporto vero con quello che mi circondava. Ogni cosa che vedevo e vedo è uno spettacolo straordinario. Lo spettacolo della vita fuori dalle città”.

Arrivato a Roma, nel 1960, frequenta il Centro Sperimentale di Cinematografia.

Nel corso della sua vita realizza documentari che scandagliano aspetti fondanti dell’esistenza. Indaga il tema della follia girando il documentario Matti da slegare, incentrato sull’esperienza dei manicomi.

Offre una visione del concetto di amore con il documentario D’Amor si vive, documentario che si basa su una serie di interviste a persone di ogni tipo (tra cui un bambino di nove anni, una ragazza madre e un travestito) con l’obiettivo di elaborare un concetto corale di amore, ben diverso da quello che l’inconscio collettivo, aiutato dal cinema americano, ha contribuito a trasmettere.

“L’amore è la capacità di divenire totalmente ciò che si ama o chi si ama, rimanendo se stessi e si caratterizza nell’assenza di qualsiasi giudizio nei confronti della persona amata, nel persistere intatto del sentimento aldilà dei comportamenti di chi si è deciso di amare e nel crescere progressivo del sentimento d’amore nel corso del tempo”.

Silvano Agosti è un petardo emotivo che diffonde serenità e rende avventurosa anche la più becera quotidianità, con l’umiltà di chi non si propone guru di nessun credo ma essere umano curioso di imparare da ogni esperienza che la vita presenta.
Ascoltare una sua intervista consente allo sguardo di aprirsi, di molto.


Occidente





lunedì 16 dicembre 2013

TAVOLA CALDA: Un luogo in cui i personaggi possono essere Persone


Una persona particolare, David Lynch, sostiene che: “Stare in una tavola calda a riflettere ti infonde un senso di sicurezza. Puoi prenderti un caffè o un frappè, rintanarti in loschi angolini bui e ritornare sempre alla luce sicura della tavola calda”.

La tavola calda è uno spazio in cui si riuniscono varie parti di umanità in pausa dalla frenesia dell’esistenza.

Capita a volte, però, che le pause si allunghino e le persone raccontino le storie della loro vita o la loro vita intera davanti ad un caffè o ad uno snack. Stanno al caldo, immerse tra i loro pensieri, che diventano racconti e sensazioni.

La tavola calda sembra un confessionale informale in cui il consumo diventa funzionale alla riflessione, una pratica diffusa in occidente.

Questa rubrica si impegna a raccontare le persone e non i personaggi siano essi musicisti, scrittori o artisti, per il semplice motivo che un ruolo corrisponde ad una gabbia.

Si impegna a considerarli nella loro essenza anziché nella loro apparenza, ritagliando uno spazio apposito per lasciarli comunicare con l’esterno  in modo da consegnare autentiche storie emotive e punti di vista sinceri.

In questa tavola calda ci si nutre delle storie di chi la frequenta e delle emozioni che queste regalano.




Occidente


LA FINE DELLA CRISI? part one


Uno spettro si aggira per il mondo... Non è quello del comunismo, bensì quello della ripresa economica. Sempre più giornali ed esperti ne parlano, confortati dai timidi dati che si stanno profilando all'orizzonte in Europa e rifacendosi poi a quelli americani, dove si sostiene che la crisi stia passando definitivamente a favore di un consolidamento della crescita americana. 
Ma tutto ciò è una ripresa reale oppure una grande illusione? E chi favorisce per ora questa presunta ripresa?


USA, l'Impero del Nulla Esponenziale

In queste settimane negli Stati Uniti si è sorriso di fronte ai recenti dati riguardanti la disoccupazione e il pil. Da una parte, stando ai dati delle autorità, la disoccupazione è calata al 7%, mentre il Pil ha visto un'accelerazione nel penultimo trimestre. A tutto questo si uniscono i dati strabilianti dei mercati finanziari (Dow Jones, Nasdaq, S&Poors 500, ecc), che dopo il fondo toccato nel 2009, hanno recuperato tutti i guadagni persi e sono andati oltre, toccando nuovi record. Questo è il quadretto che emerge su i media mainstream, di solito non molto prodighi nel fornire dettagli o analisi economiche quantomeno decenti. Se invece si va a scavare un pò più a fondo, attraverso i siti degli "addetti" ai lavori, si scopre una realtà decisamente più complessa e molto meno entusiasmante, anzi direi proprio inquietante. Partiamo per esempio dal lavoro americano:

- E' vero che la disoccupazione è calata al 7%, ma attraverso i dati ampiamente maneggiati dalle autorità. Fate conto poi che il tasso di disoccupazione non tiene conto degli scoraggiati, quella categoria che ormai non cerca più lavoro. E questa negli ultimi anni è aumentata a dismisura, mentre la forza lavoratrice occupata è tornata praticamente agli anni 70:

                          Link per ingrandire: http://goo.gl/arym7y


Osservando poi questo grafico qua sotto, dove si analizzano insieme i dati in serie della disoccupazione Usa con il tasso reale di partecipazione della forza lavoro, si ottiene un risultato decisamente diverso: 11,5 % è il livello reale di disoccupazione.

Link dell'articolo esteso: http://goo.gl/WSJKj0

Sul mondo del lavoro americano bisogna tenere conto che negli ultimi decenni i metodi statistici sono più volte cambiati a seconda delle volontà delle autorità. E bisogna anche ragionare su che tipo di lavori vengono creati nella famosa "ripresa"; molto spesso sono lavori a basso stipendio (che creano il fenomeno dei "woorking poor"), part-time o stagionali. In poche parole, non si sta riprendendo la classe media, ma la classe di ultra-ricchi contigua al potere politico.
Infatti sotto l'osannato Obama, soprattutto da parte della stampa europea di sinistra (la faziosità non sta solo in Italia), le diseguaglianze sono al massimo storico, come riporta questo articolo (http://goo.gl/A3N107):

<< E a fronte di tale immensa ricchezza concentrata in così poche mani, il 10% dei contribuenti americani ha dichiarato redditi per il 48,2% del totale, la percentuale più alta di sempre.>> << il boom azionario è andato per il 95% a beneficio dell’1% dei contribuenti più ricchi, contro il 45% del boom registratosi negli anni Novanta e del 65% di quello post-2001.
Nel solo 2012, i redditi dell’1% dei contribuenti americani più ricchi (comprensivi dei profitti e dei capital gains) sono cresciuti del 20%, mentre per il restante 99% solo dell’1% massimo.>>

I dati riportati in questo articolo non servono solo a comprendere le falsità che ci siamo sorbiti in questi anni, mentre la classe media andava in pezzi. Ma serve anche per capire e conoscere il vero motore del boom azionario, della falsa ripresa e soprattutto il guardiano supremo del Sistema: la banca centrale. In questo caso la FED (http://it.wikipedia.org/wiki/Federal_Reserve_System). 
Grazie ad essa e alle altre in combinato (BCE, BoJ, BoE, ecc) il sistema economico praticamente defunto nel settembre/ottobre del 2008 (fallimento di Lehman Brothers) è stato resuscitato, attraverso continue iniezioni di denaro stampato (creato dal nulla) e debito pubblico. Questo ha generato un boom economico nei mercati azionari, ormai scollegati dal mondo reale. Un boom che sta generando la più grossa bolla della storia, che è una combinazione di tutte le bolle precedenti.
In questa immagine potete vedere quanto aiuto hanno dato i QE (quantitative easing, che in pratica sono stampaggio di moneta, ormai giunta a 85 miliardi di dollari creati al mese):

                        Link per ingrandire: http://goo.gl/PXxObE

Grazie a questa tecnica non ortodossa, secondo vari studi economici, sono stati iniettati oltre 10.000 miliardi di dollari nel Sistema globale.

                        Link per ingrandire: http://goo.gl/z6iW1t

Una massa imponente di denaro che si è riversata nelle borse e ha tappato momentaneamente il buco terrificante che si era creato con lo scoppio delle bolle del decennio precedente. Favorendo ovviamente il ceto dominante, oltre che gli stessi grandi speculatori del Mercato, ma trascurando decisamente il ceto medio, vero motore dell'andamento economico.
In questo modo i banchieri centrali, diventati apprendisti stregoni, hanno guadagnato tempo con la creazione di denaro fantasma - puro nulla - mentre nel mondo le famose riforme promesse contro la "cattiva" finanza sono rimaste per lo più lettera morta. Su qualche giornale è stata salutata con gioia e gaudio la Volcker Rule, una sorta di regolamento contro la speculazione eccessiva. Peccato che entrerà in funzione nel lontano luglio 2015, mentre le lobby avranno tutto il tempo per smontarlo. Senza contare che in un mondo globalizzato, tale legge è una goccia nel mare, proprio come lo è stata la Tobin Tax (http://it.wikipedia.org/wiki/Tobin_tax) in salsa italiana... un bel fallimento: http://goo.gl/7KS8jk
L'altra grande variabile che ha salvato il "Titanic" è stato il continuo aumento del debito pubblico di mezzo mondo. Ed è incredibile come si esalti la politica economica - inetta - di Obama, quando qua da noi si insulta dalla mattina alla sera Craxi, per avere fatto le stesse cose in materia di debito pubblico. Praticamente un'ipoteca stellare di 7.000 miliardi di dollari (aggiuntivi), dal 2008 al 2013, per il debito pubblico americano...

                        Link per ingrandire qui: http://goo.gl/72E5La

Un'escalation implacabile, come testimonia il sito dell'orologio del debito USA: http://www.usdebtclock.org/

E poi?

La domanda che pervade le sale di controllo di mezzo pianeta è questa: quanto durerà questa falsa tranquillità?
Le previsioni si sprecano, così come le opinioni dei vari sacerdoti del Mercato: chi favorevole a queste politiche e chi invece spaventato dal nulla che avanza. C'è chi parla di 2015 per il prossimo botto. Altri invece profetizzano il 2017. Mentre altri ancora sostengono che siamo vicini ad un nuovo boom economico. Fra l'altro si sono fatti sentire ultimamente un premio nobel (Robert Schiller) e un famoso economista (Nouriel Roubini), i quali stanno denunciando la comparsa di varie bolle e pericoli: 1) http://goo.gl/fVTml9  2) http://goo.gl/St4zXG
Tenendo conto dell'instabilità del Sistema globale, possiamo dire che tutte queste previsioni lasciano il tempo che trovano.
Di sicuro però vale sempre una massima storica: non esistono pasti gratis.

Green

P.s la seconda parte sarà dedicata alla crisi europea.

giovedì 12 dicembre 2013

FORCONI, FACEBOOK E VITALITA'


In questi giorni sta andando in scena la protesta dei "Forconi", così come è stata ribattezzata dai media. In verità i "forconi" inizialmente erano un gruppo di protesta siciliano che riuniva commercianti, ma soprattutto auto-trasportatori, i cui leader erano sospettati di essere in combutta con la mafia. Sono diventanti famosi nel 2012 con svariate manifestazioni in Sicilia contro il caro-prezzi e l'aumento delle accise.
Nel 2013 la situazione è decisamente cambiata, specialmente in questi ultimi tre giorni. Se la protesta inizialmente è stata ispirata dal gruppo originario e da diversi attivisti al nord, appartenenti al mondo delle piccole imprese e partite IVA, successivamente si è unito di tutto nelle manifestazioni, tanto che è diventato difficile fare un elenco dei vari gruppi che hanno inscenato scioperi, sabotaggi, tafferugli o semplici cortei in giro per l'Italia. In sintesi potremmo dire che all'interno troviamo: partite Iva, piccoli commercianti, autotrasportatori, studenti, grillini, contestatori di Equitalia, disoccupati, movimenti di estrema destra, movimenti di estrema sinistra, centri sociali, No Tav, Ultras, ecc, ecc. Un galassia estremamente eterogenea, che ha portato addirittura estremisti rossi e neri insieme nelle proteste: http://www.dagospia.com/rubrica-29/Cronache/tutti-contro-il-palazzo-neri-rossi-e-ingrigiti-tutti-insieme-appassionatamente-per-la-protesta-68188.htm

Bisogna ovviamente sfatare alcune semplificazioni che sono state fatte dai media in questi giorni:

- Definire il movimento dei "Forconi" fascista è una semplificazione che non funziona. Dentro c'è di tutto e la stra-grande maggioranza non ha nulla a che fare con fascismi et similia. I gruppi all'interno che si richiamano a quella ideologia sono Casa Pound e Forza Nuova, più diversi cani sciolti. Una minoranza, che ha deciso di sfruttare la protesta per visibilità e propri fini. Inoltre, mio parere personale, consiglierei alla sinistra di andarci con i piedi di piombo con le accuse di fascismo, dato che a furia di dare del "fascista" a tutti hanno squalificato il termine e resa l'accusa assolutamente inutile, se non fastidiosa di fronte alla maggior parte dell'opinione pubblica italiana.



- Il movimento non ha un centro direzionale compatto e questo spiega il caos, le infiltrazioni, oltre che certi episodi estremamente gravi. Lasciando perdere i soliti tafferugli, o le comiche risse fra forconi e tifosi olandesi (http://goo.gl/g7SHzR), gli episodi sicuramente più inquietanti sono le minacce ai negozianti e la minaccia di bruciare i libri di una libreria. In questo caso sarebbe necessario una presa di posizione forte da parte degli organizzatori (sempre che riescano a mettersi d'accordo dato che non si capisce chi comanda...) ed una rapidità ed efficienza da parte delle forze dell'ordine nel reprimere i soggetti criminali.



- Grillo e Berlusconi, due leader che hanno un naturale fiuto per sfruttare certi eventi e cogliere il malumore della piazza, ovviamente si sono dati da fare per manipolare a proprio vantaggio gli eventi. Il primo ha sfruttato l'episodio chiaro-scuro dei poliziotti che si levano i caschi. Il secondo ha deciso di andare a colloquio con i "forconi". Quali, non si sa...

L'unica cosa certa di questo casino è che di sicuro non ci sarà una rivoluzione "francese" in Italia. Al massimo si andrà avanti a sabotaggi, tafferugli, blocchi del traffico, ecc, ecc. 

Ma la protesta dei "forconi" mi ha portato a fare una piccola riflessione personale, suggeritami da un'amica: <<almeno loro mostrano vitalità, nel bene o nel male>>. 
Ecco, questa frase mi ha lasciato un dubbio atroce. E' ovvio che la protesta caotica dei forconi non porta da nessuna parte, così come precedentemente hanno fallito migliaia di proteste, di qualsiasi forza politica. Eppure mi sono venuti in mente tutti quelli che ancora mostrano vitalità in questa nazione. Che mostrano rabbia. Che si impegnano, o nell'associazionismo, o nei partiti o nelle istituzioni. Che si impegnano a scrivere, a recitare e a divulgare le loro idee, passioni, visioni, giuste o sbagliate che siano.
E poi mi sono venuti in mente tutti quelli che non si impegnano in niente. O al massimo si lamentano su Facebook. Il dannatissimo Facebook, di cui tutti ormai siamo dipendenti, chi più, chi meno. Chi è peggiore o migliore fra i primi o i secondi? Si può credere davvero che basti una crocetta ogni 5 anni per cambiare le cose? Basta questo per dare il proprio contributo alla comunità? Oppure basta postare un'immagine o un commento su Facebook per far ragionare la gente? 

La vitalità è una delle chiavi più importanti di una società... Una società vecchia e apatica è solo carne da macello per il Sistema.



Green

martedì 10 dicembre 2013

RENZI E IL FUTURO


Il "nuovo che avanza" ha vinto le primarie con un risultato trionfale (in tutte le regioni con oltre il 50%: http://goo.gl/jB62cX ), quasi un plebiscito, nonostante avesse contro la vecchia guardia del PD. 
Al secondo tentativo è riuscito a prendere il controllo del partito, anche se la vera partita (quella per la presidenza del consiglio e per il potere) comincia ora ed è piena di enormi ostacoli...


Il "nuovo che avanza"?

Matteo Renzi ha 38 anni ed è figlio di Tiziano Renzi, il quale fu un potente dominus locale della Margherita in Toscana (si narra anche che sia in odore di massoneria), dove il giovane ha fatto le sue prime esperienze in politica, oltre che nel Ppi. In poche parole, il giovane Renzi è cresciuto nell'ambiente democristiano, anche se ovviamente della tradizione storica di quell'ambiente ha assorbito ben poco, dato che negli anni 90 la cultura catto-governativa stava letteralmente evaporando fra Mani Pulite, ma soprattutto grazie al ciclone culturale degli anni 90 (cavalcato magnificamente da Berlusconi).
Di sicuro con i buoni offici del padre, oltre che grazie ad una buona dose di furbizia e fiuto politico, ha potuto compiere una carriera fulminante, che vede il vero decollo nell'arena nazionale nel 2010, quando inizierà la campagna della "rottamazione" contro la vecchia classe dirigente del PD (Bersani, Letta, Franceschini, D'Alema, Veltroni, Bindi, ecc). Fra alti e bassi, Renzi riesce ad imporsi sulla scena mediatica del paese, sia per il suo stile "nuovo" all'interno del centro-sinistra, sia per il fatto di essere giovane, parolaio, modaiolo e molto dinamico sulla stantia scena italiana. Ma se si analizza fino in fondo tutta la scena costruita da lui e dal nostro circo mediatico, si scoprirà che di nuovo c'è ben poco, specialmente se si ragiona in un'ottica globale.
La proposta politica di Renzi può suonare originale solo in un contesto come quello italiano, specialmente a sinistra. Basta solo andare a vedere l'Inghilterra degli anni 90 e il New Labour di Tony Blair, per capire che nella socialdemocrazia di Matteo non c'è nulla di rivoluzionario.
Eppure in uno scenario bloccato come quello a sinistra, dove ancora fino a ieri dominavano i politici legati alle vecchie tradizioni socialiste/comuniste o cattoliche di sinistra, è ovvio che il messaggio di Renzi suscita una ventata di aria fresca e allo stesso tempo attriti profondi nell'anima del centro-sinistra. Anche perchè il politico toscano ha osato rovesciare platealmente alcuni tabù, che di solito nella sinistra non venivano mai toccati:

- Ha considerato nei suoi schemi gli elettori del centro-destra, senza trattarli come sub-umani o criminali, come era/è solito fare una buona parte del popolo della Sinistra. In questo paese per vincere serve anche il consenso di una parte dei moderati, perchè l'Italia, come praticamente quasi tutti i grandi paesi occidentali, è a trazione moderata.

- Ha messo da parte la "superiorità morale" e snob della Sinistra, che nei fatti non è mai esistita, salvo nella propaganda del PCI e poi nel Pds, Ds, ecc. Berlinguer fece bene a denunciare la questione morale della partitocrazia, ma fu una voce nel deserto, come hanno poi dimostrato i suoi successori nei tre decenni successivi. Inoltre il continuo sbandieramento della "superiorità morale", ha generato in una buona fetta dell'elettorato italiano una sorta di avversione di fondo, oltre che un'accusa di ipocrisia e paraculismo nei confronti dei "maestrini" di sinistra (come Eugenio Scalfari).

- Ha parlato dei problemi delle PMI e del mondo delle aziende in generale. Questo è una fetta di elettorato che è stata spesso dimenticata dai capi del centro-sinistra, se non trattata in passato in modo dispregiativo con i termini "padroni", "sfruttatori", "ladri", "evasori", anche se poi la grande maggioranza è fatta ormai da partite IVA alla fame e piccole aziende locali o commercianti, importante ossatura del ceto medio italiano.

- Ha attaccato i sindacati e le loro vecchie politiche, denunciando le inefficienze, i parassitismi e le soluzioni inutili proposte da essi. Soprattutto la Cgil, organica da sempre al Pci, Pds, Ds ed infine PD. La quale ha ricambiato, con le parole della Camusso, l'ostilità nelle primarie, anche con un atto a dir poco discutibile e palesemente di parte (giusto per squalificare un altro pò la dirigenza del più grande sindacato italiano).

- Ha proposto uno stile alla moda, adatto alla società iper-narcisistica e mediatica del XXI sec, senza continuare a perpetuare l'immagine tipica del mondo della sinistra, legata ad un modello culturale che ha abdicato nel corso degli ultimi 20/30 anni.

Infine ha messo sotto attacco lo stesso apparato del PD e i suoi storici leader, i "professionisti" della politica come D'Alema, che sono stati in realtà i professionisti del tradimento, della mediocrità e della decadenza, speculari a Berlusconi.
Tutto questo mix, unito alla disfatta terrificante di Bersani nell'elezioni del 2013, ha portato la maggioranza dei simpatizzanti del PD a sceglierlo come segretario. Ma al di là di questo, se si osserva bene il suo programma, si noteranno le classiche ricette sul capitalismo dal volto umano o "temperato", che circolano da anni, condite dal classico europeismo legato ad una futura europa socialdemocratica federale e dallo sviluppo sostenibile. 
Peccato però che non siamo più negli anni 90 e le condizioni sono drammaticamente cambiate.


Stessa via, Stesso Sistema

Analizzando bene gli ultimi tre anni di comizi, discorsi, campagna elettorale e politica in ogni sua forma, si possono notare due limiti fondamentali in Renzi: culturale e a livello di dottrina politica.

A livello culturale, Renzi non presenta nulla di nuovo all'orizzonte, ma si inserisce perfettamente (con qualche strizzatina blanda e inutile alle tradizioni del passato) nel circuito mainstream del Sistema. Il primo fattore è sicuramente il culto dell'immagine "ossessiva" e "modaiola", che in questa società di narcisisti patologici è una tendenza normalizzata. Basta aprire ogni giorno Facebook, per notare che milioni di individui sono in preda al culto del proprio apparire. E Renzi da leader cresciuto in questo contesto, ha sfruttato ovviamente al massimo questo filone, facendo servizi su Vanity Fair come se fosse un modello, o raccontandoci le sue vicende personali su Chi, oppure facendo l'imitazione di Fonzie.



Senza contare poi le apparizioni in programmi come "Amici", dove si presenta come una sottospecie di rockstar. A conferma del commistione totale (ormai oltre ogni limite) che è avvenuta negli ultimi decenni fra politica e show business.

Una tendenza che ha avuto origine nella società di massa, ma che ha avuto soprattutto il suo epicentro negli Stati Uniti (basta solo pensare a Kennedy, presidente patinato, glamour e alla moda negli anni 60). In Italia questa tendenza ha preso piede soprattutto negli anni 80, fra la "Milano da Bere" e l'avvento della televisione commerciale. Con la seconda repubblica è diventata la normalità, dove la classica separazione - vita pubblica e vita privata - per il politico è scomparsa.

Ma tutto ciò è una spia dell'indebolimento della politica, dei partiti e della loro forza culturale. Una forza che è stata spazzata via dalla grancassa del circuito mediatico, dove comici, attori, popstar, presentatori o veri propri cultori della demenza, ecc, esercitano ormai un'influenza culturale enorme, che un tempo era riservata ai politici, intellettuali, artisti, filosofi e altri, il cui potere è stato ridotto notevolmente. E qua subentra il secondo fattore, cioè il vuoto, il nulla, nella politica culturale renziana. Ma non è solo una sua colpa. Semplicemente segue la linea tracciata in questi anni, su cui si sono adagiate praticamente 3/4 delle elites occidentali (basta solo pensare alla Merkel, la quale nelle elezioni del 2013, ha fatto stampare per i tedeschi un opuscolo - http://goo.gl/qhVArO -, più o meno uguale a questo: http://goo.gl/yoy2Ja). Una linea che a livello valoriale sta facendo danni incalcolabili ai nostri paesi e che è una delle cause principali di questa crisi/decadenza, la quale sta facendo saltare le fondamenta dell'Occidente stesso, molto più dei subprime e dei bankster.
In conclusione nel "renzismo" troviamo tanto show, tanti ipad/iphone, tante facce sorridenti, ma dietro c'è lo stesso Sistema, c'è il famigerato "Grande Nulla" con la sua cultura debole, con la sua forza amorale, perfettamente adatta al meccanismo del consumo esponenziale, ma assolutamente pericoloso per la tenuta di una società.

A livello di dottrina politica, come abbiamo detto, Renzi si inserisce nel filone della socialdemocrazia capitalistica, alla moda negli anni 90, e proseguita/perseguita da tutti partiti moderati di sinistra in europa e altrove, seppure con diverse varianti. Infatti più volte il leader toscano ha ribadito la sua vicinanza alla famosa "terza via" di Clinton & Blair, per non parlare del fascino che prova per Obama e soci. Legittima aspirazione, se non ci fosse il problema fondamentale del tempo: non siamo più nel 1993, ma nell'anno 2013 e la situazione globale è notevolmente cambiata.
Le proposte politiche fatte in quegli anni, da Giddens e altri teorici, hanno ormai mostrato tutti i loro limiti e problemi, oltre ad essere state rese possibili da una serie di variabili che non si ripresenteranno mai più. Fra l'altro il modello che concretamente perseguirono la presidenza Clinton e la premiership di Blair, si è rivelato sul lungo periodo un disastro, non solo a livello culturale, ma proprio a livello politico ed economico, fra bolle finanziarie (new economy), completa abdicazione nei confronti dei poteri finanziari (rimozione della legge Glass-Steagall e mano libera alla City di Londra) e globali (Wto, Fmi, ecc), continuo aumento delle diseguaglianze nonostante il Pil positivo grazie alla rivoluzione informatica, logoramento del ceto medio, lobbycrazia portata a livelli intollerabili, ecc.
Arrivare nel 2013 con ancora queste soluzioni è indice di scarsa lungimiranza, considerata l'attuale situazione precaria in cui vive l'economia globale. Poi se si scende nei particolari, nel programma presentato recentemente, si trovano anche diverse soluzioni valide, ma è il quadro generale a lasciare estremamente perplessi. Soprattutto quando si ricerca la soluzione o quantomeno un tentativo di soluzione, per quanto riguarda le problematiche del Sistema stesso, fra nuove bolle in crescita, il potere fuori controllo della finanza, le storture della globalizzazione, i pericoli sempre più evidenti del modello industrializzato e la transizione geopolitica che si sta verificando fra Oriente ed Occidente, oltre che la realtà problematica più vicina a noi: il nord-africa e il medio-oriente.
Si trova qualcosina di più definito e certo sull'Unione Europea, su i tecnocrati e il limite del 3%. Per il resto, il programma si concentra su diversi tecnicismi (tasse, spesa pubblica, rapporto stato-privati, burocrazia) e su slogan molto generali (tipica tattica della politica mainstream) sulle tematiche più disparate, dall'ambiente alla famiglia, ecc.


Cambiamento o Fallimento?

Matteo Renzi ha appena preso il controllo del partito più radicato e forte in Italia, ma allo stesso tempo è a capo di una delle forze politiche più ingovernabili e rissose. Ed è in questo frangente che dovrà dimostrare le doti da leader esperto e furbo, se non si vorrà far travolgere come i precedenti segretari (per esempio Bersani).

D'Alema & company, anche se sono ormai nella minoranza, conservano un notevole radicamento nei circoli territoriali e negli amministratori del partito e non esiteranno un attimo a colpire il nuovo segretario, se questo minaccerà direttamente i loro interessi. A Renzi, se non vorrà finire come la rana bollita a fuoco lento, non resterà altro che epurare gran parte del partito, proprio come fece Craxi, dal 1976 al 1983, nel vecchio P.S.I.
Inoltre dovrà affrontare l'opposizione del più grande sindacato italiano, la Cgil, retto dalla Camusso, la quale ha già mostrato di gradire poco il nuovo eroe toscano, in quanto è legata soprattutto al vecchio mondo del Partito Democratico, quello formatosi nel lontano Pci. 
Queste sono solo le sfide iniziali, perchè poi Renzi dovrà fare i conti con la spietata e dura realtà. Sia quella interna al sistema italiano, sia quella esterna al paese, la quale è molto più complessa e sostanzialmente al di fuori della sua portata, per ora.
Non solo avrà a che fare con la concorrenza feroce di Grillo e Berlusconi, ma anche con tutti quei poteri e lobby che hanno sempre dettato legge in questo paese. Se anche dovesse riuscire nell'impresa titanica di formare un futuro governo monocolore, si troverebbe di fronte ai muri contro cui si sono sfracellati tutti i politici della seconda repubblica: i grandi dirigenti delle imprese statali e para-statali, i burocrati dello stato che sono i veri legislatori e decisori su i dettagli tecnici delle leggi, i parassiti annidati in ogni settore del bene pubblico, che vanno dal dipendente fannullone al dirigente corrotto, fino alle corporazioni/categorie/lobby presenti in ogni angolo del parlamento.
Andando invece sulla scena estera, si ritroverà le mani legate dai trattati internazionali e da quelli europei. A partire dal Fiscal Compact (http://it.wikipedia.org/wiki/Patto_di_bilancio_europeo) e dal pareggio di bilancio approvato sotto il governo Monti.
Per  non parlare poi dei burocrati europei, non eletti da nessuno, e di tutta la tecnocrazia che gravita attorno a Bruxelles. Dovrà inoltre far forza sulla Germania, che cura in modo ferreo i suoi interessi nel continente, oltre che tenere conto della perenne litigiosità dei paesi europei.
Ed infine non dimentichiamoci dell'Impero USA, che ci considera sempre una nazione a sovranità limitata, e di tutta l'architrave internazionale (Wto, Fmi, Banca Mondiale, Multinazionali, Potenze estere, Sistema Bancario, ecc) che governa la globalizzazione, la quale fa capo a sua volta al Sistema stesso, che in realtà non è comandato realmente da nessuno.
Come disse tempo fa qualche realista estremo: "ci vorrebbe un semi-dio per cambiare veramente questo mondo". O forse no, o forse basterebbe ricercare soluzioni diverse. O forse Renzi, come altri leader fortunati, arriverà a cavalcare un'onda giusta.
Di sicuro se vorrà incidere e cambiare la nostra società, dovrà porre in fretta la questione del controllo e del potere, suo e delle forze che comanda. Senza quello, come un burattino in mano ad uno psicopatico fuori controllo, finirà per essere l'ennesimo leader pop che lascia il tempo che trova. Esattamente come i leader che tanto ammira.

Green



lunedì 9 dicembre 2013

FENOMENI DA BARACCONE: I bohemiens di noialtri

© Alex Gross



Poco tempo fa, mi è capitato di leggere una biografia su Steven Morrisey, front-man degli  Smiths, scritta da Mark Simpson  opinionista inglese  e fan sfegatato della suddetta band. Mark Simpson è anche colui che ha coniato il termine “metrosexual”, ma  è un'altra storia.

Sulla biografia non ho nulla da dire, mi serviva come gancio per riportare qui di seguito un passaggio tratto dal suo secondo capitolo, in cui M. Simpson rievoca  un curioso quadro sociale nella Manchester degli anni ‘80:

“Come gran parte dei giovani dei primi anni 80, in altre parole ero disoccupato. Difficile da credere, ma a quei tempi la disoccupazione e un certo tipo di povertà erano davvero di moda. Ed era davvero una bella fortuna, dato che erano sotto sussidio tre milioni di persone: la maggior parte al nord e la maggior parte al contrario di me, non per scelta. Ma la cosa fantastica dell’essere disoccupati agli inizi degli anni ottanta era che potevi dedicarti, alla nobile e sacra e artistica occupazione di essere te stesso. Ed essere te stesso era un impegno a tempo pieno[…] Sicuramente essere un surplus del capitalismo ti lasciava un sacco di tempo per provare gli accordi e le mosse da fare sul placo. O almeno per pensare di provarli. Trovare un vero lavoro, piuttosto che progettare la tua carriera nel pop, nella migliore delle ipotesi era considerato un compromesso nella peggiore collaborazionismo”

Questo passaggio  potrebbe intitolarsi benissimo “LA CRISI IN ITALIA NEL XXI SECOLO E I BOHEMIENS DI NOIALTRI”
Crisi e disoccupazione in Italia sono ulteriormente favorite da quella fetta di popolazione convinta di vivere a cavallo di una rivoluzione artistico- culturale, un illusione collettiva nata per voltare le spalle ai problemi reali. Perché questa pseudo contro-cultura del pensare solo a se stessi non è altro che il giocattolo dato ai bambini per distrarsi, mentre mamma e papà litigano nella stanza accanto.

Nel corso della storia ad ogni epoca oscura, è succeduta un epoca d’oro, senza andare troppo lontano basti pensare ai tanto imitati anni 60/70 e tutto ciò che ne è conseguito. Epoche di rinascita, di evoluzione del pensiero. Epoche CONQUISTATE. Conquistate con forza ed impegno, fedeli ai propri ideali. Epoche per la quale si è combattuto contro l’oscurità, rompendo le barriere.
Per cosa combattiamo noi? con che diritto puntiamo i piedi, se l’ultima volta che siamo scesi in piazza è stato per utilizzare il localizzatore gps di Facebook?

Siamo una generazione di cover band, ben vestite e per niente credibili. Finti impegnati, finti filosofi, finti opinionisti, finti artisti, finti attivisti. Poi al momento giusto, ci chiudiamo a chiave in cameretta, perché di far fatica proprio no.

Non ho un lavoro? Fa niente, ho 36 anni e i miei genitori sono così contenti di avermi  ancora in casa!


Barnum

venerdì 6 dicembre 2013

C'ERA UNA VOLTA...


C'era una volta la politica "seria"... non che sia completamente scomparsa, dato che ci sono ancora (pochi) politici che la vivono con passione, serietà ed onestà. Semplicemente a livello mediatico si è diffuso il "circo" politico dell'immagine continua, mischiata ad un mediocrità ed una inettitudine alquanto elevata.
Da quando si è imposto il "pensiero unico" del Sistema a livello mainstream, la politica è scaduta in slogan, immagini narcisistiche ed un vuoto abissale. Così, nel pieno di una crisi profonda solo agli inizi, siamo ancora nella fase tragi-comica, giusto per rispettare fino in fondo l'aforisma di Ennio Flaiano: << La situazione politica in Italia è grave, ma non seria. >>


Se questa è politica...










Se questi sono i leader...










Basta fare un confronto con le foto dei leader di qualche decennio fa, per capire quanto siamo degenerati (e non solo in Italia!). Non abbiamo più a che fare con dei politici, ma con delle popstar.

Un solo commento: grottesco.

Green



giovedì 5 dicembre 2013

INGOVERNABILE


Ogni giorno diventa sempre più difficile, in mezzo al marasma mediatico, selezionare le notizie valide e soprattutto farsi un quadro generale sulla situazione del nostro paese. Da un lato abbiamo un eccesso di informazione, 24 ore su 24. Dall'altro lato siamo anche bombardati da notizie e frivolezze assolutamente inutili, con cui si bea una buona fetta degli elettori.
In mezzo a questo caos fa la sua parte la classe dirigente del paese, la quale sembra alimentare il disorientamento dei cittadini o forse anche il disorientamento di se stessa. E così si arriva alla triste sequenza di notizie allucinanti, che danno un'immagine abbastanza nitida di un Sistema che lentamente va fuori controllo...

La legge elettorale non salverà il paese

Dopo ben 8 anni, scoprono che il "porcellum" è in parte inconstituzionale. Come già detto da migliaia di giornali, praticamente sono state annullate le liste bloccate e il premio maggioritario. Ma il resto rimane tutto in piedi. Quindi ora, in caso di elezioni, sarebbe possibile votare con un proporzionale puro, come nei "fantastici" anni 80. Ci sarebbe un revival di partitini, di mega-coalizioni (il famigerato pentapartito...) e il continuo caos. Il vantaggio, simbolico, è che il corpo elettorale sarebbe rappresentato in ogni sua forma. Lo svantaggio è che non siamo più negli anni 80, con le sue liturgie, i suoi partiti e il sistema di potere che c'era allora. 
Ma forse la questione fondamentale è che la legge elettorale non è la panacea di tutti i mali, come invece gli addetti ai lavori (politici) ci vorrebbero far credere. A meno di non fare una legge elettorale che consegni il potere assoluto al premier vincente, il resto è più una definizione di ruoli e di forza all'interno del mondo dei partiti, ma certamente non gioca una partita reale nel cambiamento dell'Italia. Per il semplice fatto che abbiamo una classe dirigente, iper-frammentata, incapace e in certi casi criminale. Anche con ampie maggioranze assisteremmo, come è già successo più volte, a faide interne e scissioni fino a livello sub-atomico (a sinistra sono particolarmente esperti in materia...). Ergo le parole di Renzi o Grillo lasciano il tempo che trovano. Il primo, se vince, dovrà fare i conti con il suo rissoso partito, anche se gli danno una maggioranza bulgara. Il secondo, che gioisce per la caduta del porcellum, sembra confermare la sua volontà di stare all'opposizione, invece che tentare di governare, dato che con questo "nuovo" sistema elettorale non governerà mai.
In sintesi qualsiasi legge elettorale non è garanzia di governabilità, soprattutto con la presenza di tutta una serie di poteri, che nessuno elegge, ma che allo stesso tempo pesano come macigni.




Morire per la burocrazia

A dimostrazione che il caos continua a penetrare le strutture fatiscenti dello Stato, è bene riportare questo articolo del Corriere: http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/economia/2013/4-dicembre-2013/quattro-chili-documenti-30-mila-euro-una-tettoia-2223743122998.shtml
La storia raccontata è uno dei tanti esempi di inefficienza oltre ogni limite. In questo paese molti, soprattutto in primis i politici, non si rendono conto che coloro che generano reddito stanno sparendo molto in fretta, al contrario dei forestali inutili in Sicilia e dei parassiti ad ogni livello. Anche perchè sono rimaste cinque soluzioni a chi fa impresa con ormai il 68% di tassazione reale:

1) Fare soldi in nero, sperando che Equitalia non arrivi con la mannaia.

2) Immanicarsi qualche potere politico con cui fare affari (ma bisogna avere agganci ad alto livello).

3) Affidarsi completamente all'export e ad un prodotto iper-vincente, sperando che la crisi passi in fretta.

4) Andare all'estero, delocalizzando la produzione.

5) Fallire e diventare dipendenti di qualche grossa impresa...

Ovviamente uno può provare a fare tutto in regola al 100%, se non fosse che le leggi da rispettare sono talmente incasinate, contraddittorie e inutili, da rendere qualsiasi sforzo vano, oltre che produrre conti in rosso per ogni trimestre.

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Queste sono solo due delle notizie sul caos con cui abbiamo a che fare ogni giorno. Ma mi sembra giusto soffermarmi su una delle notizie più belle del Corriere della Sera: http://www.corriere.it/foto-gallery/esteri/13_dicembre_05/cane-obama-abbatte-bimba-michelle-consola-e0e3f57c-5d90-11e3-860b-0a0a3904cefc.shtml#1

L'Età della Demenza regala sempre grandi soddisfazioni !

Green





venerdì 29 novembre 2013

FENOMENI DA BARACCONE: Vent'anni in 54 secondi



Il titolo della mia  rubrica è un chiaro riferimento al “Circo Barnum” (da qui anche il mio pseudonimo), compagnia circense del primo‘900, divenuta famosa per i suoi fenomeni da baraccone.
Veri e propri fenomeni da baraccone sono anche le molte declinazioni che ha assunto la nostra società attuale e per poterla raccontare, non servono paroloni qualunquisti, ma basta mettere in scena il suo circo.
Perciò il circo è tornato in città.

 Udite udite! L’uomo nero è decaduto. Siamo sicuri?
 Avete controllato sotto il letto? Bene.                                                 
 Dentro l’armadio? Ok.
 Ora andate allo specchio. Che  cosa vedete?
 L’uomo nero!
 L’uomo nero siamo tutti noi.

Molti plaudono gioiosi alla caduta di Berlusconi. Ritengo invece che la sua “sconfitta” è paragonabile alle molliche di pane concesse agli affamati. Berlusconi, oramai non è che l’icona di questi ultimi vent’anni. Non siamo poveri cristi, che cercano la ragione del proprio male. Non abbiamo bisogno di essere compatiti, anche se cerchiamo spalle su cui piangere. Il vuoto culturale di questi ultimi vent’anni si è radicato così profondamente in noi, da trasformarci nel nostro nemico. 
Siamo l’uomo nero, l’estensione della nostra classe dirigente. Non è più questione di destra o di sinistra, ma di una profonda decadenza culturale della società, a cui tutti abbiamo contribuito.

 Ma per capire meglio fin dove ci siamo spinti,  bisogna appunto guardarci allo specchio. Cosa abbiamo avuto da ridire in  questi ultimi vent’anni?




Ecco, appunto.

                                                                                                                 Barnum

giovedì 28 novembre 2013

L'OMBRA LUNGA DEL CAVALIERE


Correva il lontano 1993 e un noto imprenditore decise di scendere in politica. Ora, 20 anni dopo, il Senato lo destituisce dopo un'agonia durata mesi, in seguito alla sentenza definitiva di condanna nel processo Mediaset. In un altro paese, il condannato si sarebbe dimesso immediatamente dopo la sentenza di III grado. In un'altra repubblica, Silvio non avrebbe mai ottenuto l'impero che ha costruito e soprattutto fatto carriera politica per due decenni. Ma questa è un'altra storia...


Fine?

Oltre un anno fa, avevo scritto uno speciale su Silvio Berlusconi (qui: http://goo.gl/uxtC5x), sulla sua storia, ma soprattutto sulla sua colpa suprema: l'aver cavalcato e ricodificato in salsa italiana quell'ondata culturale che ha investito buona parte dell'Occidente, a partire dagli anni 80. Quella spinta culturale/sociale ovviamente si è evoluta in più direzioni, molto spesso inquietanti, mentre l'illusione di benessere che permeava il Belpaese fino all'inizio del XXI sec. si sta esaurendo in questi anni di crisi e declino.
Un declino che ha investito anche Silvio Berlusconi a partire dal 2011, quando il suo governo cadde, facendo posto ai tecnocrati come Monti. Su di lui hanno agito diverse forze, oltre che un'ostilità sempre più diffusa da parte di un certo establishment, soprattutto europeo, che non sopportava più la sua presenza sullo scenario internazionale *. Ma nonostante l'avanzare del tempo, il logorio della politica e la sentenza di condanna, il leader incontrastato del centro-desta è ancora lui, sebbene avviato in una fase discendente irrecuperabile.
Ieri molte personalità (specialmente certi politici di sinistra e certi storici avversari di destra) esultavano per la fine dell'epopea politica del cavaliere di Arcore, pregustando già la sua uscita di scena e l'apertura di nuovi vasti prati nello scenario politico. Altri invece, come Matteo Renzi o diversi giornalisti, ammonivano sullo "stare attenti", mentre denunciavano il pericolo di un colpo di coda, di un canto finale del cigno. E fanno bene, conoscendo un minimo la storia di Berlusconi e i suoi continui "ritorni" nonostante tutto e tutti. Anche perchè a differenza di Craxi o altri, Silvio ha molte più armi e risorse:

A) Sebbene sia stato espulso dal Senato, Berlusconi continua a conservare gran parte del suo potere politico ed economico. E' padrone di un partito, Forza Italia, che ha ancora considerevoli numeri all'interno del parlamento e in tutto il paese. Dispone di un impero mediatico, ancora intatto, con 11 canali televisivi, la proprietà della Mondadori (la quale a sua volta controlla una quantità enorme di periodici, fra Chi, Focus, Donna Moderna e Panorama) ed infine il controllo del Giornale, attraverso il fratello Paolo. Ha una squadra di calcio plurititolata, AC Milan, dove ha sempre esercitato il suo influsso, anche per la sua immagine mediatica. Infine controlla anche una banca, "Mediolanum", e detiene quote di Mediobanca, uno dei rinomati "salotti buoni" della finanza italiana. E questo è solo l'impero sotto il suo controllo diretto. Poi vi sono tutti i satelliti, controllati da amici imprenditori o politici, che lo hanno sempre aiutato (per esempio, il quotidiano Libero è di proprietà degli Angelucci, molto vicini a Berlusconi.)

B) Nonostante abbia 78 anni, continua a conservare un'energia e una vitalità notevole, cosa che gli consente di tenere testa a svariati avversari, oltre che pensare a numerose soluzioni o inganni. Inoltre non è abituato a sconfitte cocenti, alle quali reagisce con furia e vendetta, alimentato dal suo Io ipertrofico e dalla sua immagine di personaggio "invincibile". 

C) Dispone di un culto della personalità molto forte, come hanno dimostrato le recenti elezioni del Febbraio 2013. Quando il suo partito sembrava spacciato, con la sua notevole presenza mediatica e carisma è riuscito a conseguire un risultato al di sopra di qualsiasi aspettativa. C'è una fetta di elettorato che lo voterà nonostante tutto, vuoi per carisma, vuoi per simpatia o per semplice convenienza.

D) Silvio è allo stesso tempo tutto e niente. Non è legato a nessuna particolare dottrina, ideologia o corrente di pensiero. A seconda del momento, si adatta e usa a suo vantaggio ciò che ritiene più utile. Negli anni 80 era socialista, quando il P.S.I era al potere. Nel 1994 si proclamava liberale e anti-statalista. E' stato via via, neocon, teocon, statalista, moderato, liberista, neo-liberista, vicino alla tradizione democristiana, europeista, anti-europeista e via dicendo. Le vecchie tradizioni storiche per lui non pesano nulla. Per dirlo con le parole di Massimo Fini: << E' questa totale mancanza di passato che dà a Berlusconi le mani libere e un grande vantaggio sui suoi avversari politici, laici e cattolici che, per quanto annacquati, devono tenere conto in qualche misura di una storia, di una tradizione, di un retaggio. >>**




Il Futuro

Berlusconi non uscirà facilmente dalla scenario politico. Per quanto sia fuori dal parlamento, ha tutte le armi per condizionare ancora pesantemente gli schemi del potere italiano (non è necessario avere un seggio per influenzare una società, come hanno dimostrato Grillo o semplicemente secoli e secoli di storia del Potere).
Sicuramente userà a proprio vantaggio il fatto di essere all'opposizione, dando il via ad una campagna elettorale permanente e massiccia, aiutato dal suo impero mediatico. Tenterà di logorare la bad company di Alfano e soci, ma allo stesso tempo li blandirà in caso di elezioni anticipate. Ma il suo vero alleato naturale in questo caso, paradossalmente, è proprio Matteo Renzi. Il giovane astro nascente condivide con Silvio la sotterranea ostilità verso il governo di larghe intese, anche solo per una mera questione di carriera personale. Renzi di certo non ha voglia di farsi logorare, per tutto il 2014, da un governo detestato da gran parte degli elettori, oltre che dalle trame dei vari potentati PD legati a Letta e alla vecchia guardia.
Questo però è solo l'orizzonte di breve termine sia per la società italiana, che per Berlusconi. Da una parte, anche con la futura scomparsa del leader forzista, dovremo fare i conti con la pesante eredità politica e culturale (la cui forza è ancora intatta, se non ancora più marcata) specialmente in questi anni di mediocrità e vuoto.
Dall'altra parte Berlusconi dovrà vedersela con gli altri processi in arrivo e una guerra senza quartiere, sia in Italia che in Europa contro di lui. Ma soprattutto dovrà fare i conti contro un avversario che non può battere: il Tempo. 

Tempus Fugit, caro Silvio...



Green


* E' risaputa l'ostilità di Angela Merkel e vari tecnocrati nordici nei confronti del leader del centro-destra. Inoltre stando a quello che dice Bini Smaghi, economista italiano (ma le sue parole potrebbero essere dettate da ostilità e risentimento di fondo) e Hans-Werner Sinn, presidente dell'omologo Istat tedesco, Silvio avrebbe commesso l'imperdonabile errore di mettere in discussione l'Euro e a quanto pare non gliel'hanno perdonata.

** Cit. Massimo Fini, pg.456, Senz'Anima